• Lucia Padovani

STANZE "PIENAMENTE" VUOTE

Aggiornamento: feb 27

In questi giorni non ho fatto altro che aprire cassetti, sportelli, ante e bauli per vedere cosa c'era dentro. Ho preso in mano soprammobili, spolverato ogni singolo libro che c'è in casa mia e ridato ordine a tutto.

Quando fai questo genere di lavoro trovi cose che non pensavi nemmeno esistessero e guardi con occhi diversi anche quelle che hai sempre avuto sotto gli occhi: pensi a ciò che ti è davvero “utile”, a ciò che ti fa piacere avere ancora e a cosa invece ti dà fastidio, o senti il bisogno di cambiare. Allora fai “pulizia”, ascoltando la tua pancia, perchè anche se sono cose che hanno un valore materiale, ti rendi conto che ti catapultano in momenti a cui non vuoi pensare più, che hanno bisogno di stare dove devono stare: nel passato.

Ieri sera, sdraiata sul letto, unico oggetto rimasto nella stanza insieme al tapis roulant, ho capito il senso del “lasciare andare”, almeno per quanto mi riguarda.

Tutti noi siamo pieni di “stanze” dentro, stanze in cui la “roba”, quello che ci è accaduto nella vita, si è accumulato … lo abbiamo messo lì, accatastato, conservando insieme al bene ricevuto, anche tutto il male, il dolore, la rabbia, la disperazione o la paura che abbiamo provato con certe persone nei vari momenti della vita.

È tutto lì, perchè se non lo abbiamo guardato con attenzione, resta, in attesa di una spiegazione, di un senso, di una qualche consolazione …

Come si fa a vuotare le stanze interne allora? Bisogna avere la forza di guardare in faccia ogni singola cosa che ha fatto parte della nostra vita che è rimasta lì proprio perchè non abbiamo saputo darle un significato. È lì perché alle domande: “Per quale motivo è successo questo? A che scopo sono stata trattata così? Perchè mi ha detto questo?” … non c'è stata risposta.

E allora ho capito che per vuotare le stanze c'è bisogno di EX PREMERE, premere fuori, esprimersi! Poter dire a qualcuno che ti è accaduto qualcosa a cui non sai dare una spiegazione, che forse questa spiegazione non c'è, o non riesci a capirla adesso, ma l'importante è solo questo: avere la possibilità di raccontare come ti sei sentito, quello che hai provato, quali corde ti ha spezzato. Non per parlare dell'altro, ma per parlare di te, perchè nel parlare già ti si presentano delle risposte, delle soluzioni, perchè quelle parole che volano nell'aria sono come un palloncino che se ne va nel cielo.

Trovare qualcuno che ascolta in silenzio è tanto difficile, per me poi, visto il lavoro che faccio, quasi impossibile. Ma la soluzione è questa: trovare qualcuno che ti ascolti con attenzione, qualcuno che non ti interrompa, che non ti voglia offrire soluzioni, ma che semplicemente “senta” quello che hai bisogno di dire, quello di cui hai bisogno di liberarti.

Solo allora le stanze avranno un senso, solo allora si svuoterà per lasciare posto al nuovo, o anche al nulla, perchè quel “nulla” non ti farà più paura … sarà uno spazio in cui costruire, in cui muoverti, in cui stare in silenzio.

Gridate quello che avete dentro, scrivetelo se siete circondati da sordi, o trovate qualcuno che sia disposto ad ascoltare davvero, senza giudizio, senza risposte, senza soluzioni … Forse alcune cose ritorneranno ma solo perchè vogliono trovare un posto e un senso. Lasciate che sia così … piano piano saprete capire cosa va buttato via e cosa va tenuto per vivere in stanze “pienamente vuote”!