• Lucia Padovani

PER TE CHE NON SEI MA VIVI ...

Aggiornamento: feb 27

Non ho mai scritto due righe per te, per te che non sei stato, ma se non lo faccio adesso credo che mi imploderà qualcosa dentro.

Sono arrivata a vergognarmi del mio dolore, di me, di te, per non sentire la pietà, le frasi di circostanza o l'indifferenza. Ho iniziato a dirmi che nessuno avrebbe mai capito e così ti ho chiuso dentro uno scrigno e sopra ho messo una lapide e poi ci ho buttato sopra la terra, tanta terra, nell'illusione che tutto passasse. Eppure non c'è stato giorno in cui abbia mancato di pensarti, di immaginarti, di costruirti nei miei pensieri.

Avrei voluto che avessi il corpo di tuo padre, le sue bellissime mani, il mio sorriso, il mio sguardo e anche la mia testa dura. Maschio o femmina che fossi, ho immaginato perfino le lotte, cosa avresti pensato di me, o quanto mi avresti odiata in certi momenti. Nessuno sconto! Nessuna favola … solo vita comune.

Ogni anno ho fatto il conto dell'età che avresti avuto … adesso ne avresti avuti 15 … praticamente un giovanotto, o una signorina …

Mi viene da chiederti perdono oggi, perchè non sono stata abbastanza forte in quel momento … tu sai quanto mi sia sentita sola, abbandonata a me stessa, e allora ho perso il coraggio. Ma se fossi stata meno ansiosa, se non avessi avuto tutta quella paura, probabilmente sarebbe andato tutto bene … invece le spire della mia inquietudine ti devono aver tolto il respiro ed il tuo cuore ha cessato di battere.

Ho provato tanti sentimenti, in tutti questi anni … mi sono sentita smarrita, castrata, amputata, come donna e come persona, ed ho portato in giro questo dolore dentro di me, col sorriso sulle labbra, come una gestante che non partorisce mai.

Niente ti ha sostituito, niente ha lenito quel dolore ma, per non sentirlo, in quel rimbombante silenzio, ho fabbricato rabbia, rabbia che si alimentava da se stessa e che cresceva soprattutto ogni volta che incontravo l'ottusità delle persone che avevano sempre la verità in pugno e che non capivano, o non volevano capire, quanto male facesse.

Ho preso droghe … non quelle comuni, ho sempre avuto paura di quella roba, ma altri tipi di droghe, che comunque ti occupano la testa e ti aiutano a far passare i giorni ed il tempo.

Di male me ne sono fatta tanto, eppure le punizioni sembrava che non bastassero mai. Quando non c'erano me le andavo a cercare …

E più cercavo di riempire e più mi svuotavo, più ci buttavo roba dentro e più si disperdeva. Ho ingannato me stessa circondandomi di confusione e coltivandola dentro me, perchè quel vuoto non si colmava mai e gridava nel mio cuore vendetta.

Forse stanotte ho capito qual è la vendetta che chiedi, che io non faccia niente per riempire quel vuoto, ma che faccia qualcosa di bello in onore tuo, in nome tuo e nel tuo ricordo, un ricordo che non può avere un volto, né una voce e che eppure esiste. Solo così potrò ricucire questa ferita ... solo così potrò riempire ...

E allora ti prometto che sarà tutto diverso da oggi, perchè è giusto che tu abbia un nome, un posto, uno spazio, qualcosa che sia per te, solo per te che non esisti, ma che per me sei vivo!