• Lucia Padovani

NASCERE ...

Aggiornamento: mar 13

Cosa rappresenta davvero il Natale? Ce lo siamo mai chiesti?

Questa volta non farò un percorso storico, rammentando tutte le feste pagane che onoravano in questi giorni il ritorno della “luce nel mondo”, perchè di questa storia ne abbiamo parlato fin troppe volte.

Questa volta parlerò del parto, di quell'evento straordinario che porta vita alla vita, che porta un essere umano nuovo e unico in questo mondo.

Il parto non è qualcosa che conosce solo la donna gravida, ma è un passaggio stretto e angusto da cui si deve passare per essere nuovi.

Ognuno di noi può partorire se stesso ogni volta che lo desidera, ogni volta che ritiene sia arrivato il momento di far nascere la sua reale essenza, ogni volta che si è spinti dalla stessa vita a farlo, perchè non si può rimanere in un guscio protettivo per sempre.

La verità è che si può morire e nascere tante volte proprio mentre stiamo vivendo, perchè il nostro compito non è solo quello di muoverci, mangiare, dormire o respirare, ma di rendere straordinaria la nostra esistenza.

L'importante è che non si sprechi nessuno dei talenti che si è avuto in dono. L'essenziale è che, attraverso questi doni, si porti qualcosa di bello nella nostra vita e in quella degli altri.

Fino ad un po' di tempo fa, come molti, credevo che si dovesse realmente fare qualcosa di incredibile per lasciare un segno, per sentirsi utili. Adesso ho capito che per rendere eccezionale la propria vita basta viverla, nell'essenza, nel midollo, ad occhi aperti e pronti a tutto.

Posso anche decidere di essere nulla, di passare inosservato, di essere invisibile, ma solo se questo mi permette di vedere tutto, diventare consapevole, cercare, trovare e agire con tutta la forza possibile per raggiungere una mèta, o anche più di una, o anche mille, se è quello che voglio, se è quello che serve, se è questo il mio compito.

Nessuno di noi è nato per diventare schiavo di qualcun altro, di un sistema, di una famiglia, di una società, di una religione, di un partito oppure del proprio ego, delle proprie paure, delle proprie regole o pretese. Ognuno di noi è nato per togliersi da dosso tutte quelle zavorre che gli impediscono di essere libero, è nato per volare ad ali spiegate.

Ci sono ostacoli da superare e muri da abbattere che però vengono da molto lontano … dai nostri avi e da altri tempi che comunque ci appartengono, ma è quello il compito, sta lì il desiderio di evolvere del nostro spirito.

Per questo posso partorire e partorire ancora, un Io sempre migliore, sempre più vero, sempre più leggero.

Ripenso alle promesse che mi sono fatta quest'ultima primavera, alle richieste che ho fatto al Cielo e alla Terra e, come sempre, so di essere stata ascoltata, perchè quanto più dolore provo adesso, in questo parto, tanto più mi rendo conto che sono io a trattenere, a fare resistenza, perchè temo quello che può uscire fuori. Qual è la madre che non ha paura di partorire un bimbo deforme? Tutte ci pensano quando sono in attesa e, qualche volta, entrano in ansia, perchè paventando che possa accadere.

Lo stesso succede quando noi dobbiamo lasciarci andare, quando dobbiamo permettere che questa parte di noi esca fuori e che, con coraggio, emetta il suo primo grido di speranza. Che sia Quasimodo o Apollo, non ha importanza. Qualsiasi sia il mio aspetto, porterà in sé una parte di luce e una di ombra che dovrò accogliere e accettare.

Vivere una vita qualunque significa non accorgersi di niente, non vedere niente, fare quello che fanno tutti per essere accettabili, essere quello che ti viene imposto sottilmente o prepotentemente per paura, restare nei binari precostituiti per non rischiare di deragliare … significa fare finta di essere felici, o fare finta di vivere.

Partorire se stessi, ogni volta, è molto doloroso, ma è l'unico modo che esiste per far ritornare la luce nel mondo … un'energia nuova, un nuovo amore, una scintilla di speranza in un mondo che sembra essere posseduto da tanti zombie!

Buon Natale a tutti … e che ognuno di noi possa partorire un essere straordinario.