• Lucia Padovani

IO SO CHI SONO ...

Fin troppe volte nella vita mi sono chiesta: "Ma io chi sono?"

Avevo indossato così tante maschere, per diventare accettabile, da aver perso il senso di ciò che ero davvero.

E infatti, direi che è andato tutto bene, fino a quando ho fatto "la brava".

Era un ruolo comodo, agevole, rilassante. Mi sentivo leggera perchè mi specchiavo negli occhi della gente e quello che vedevo mi piaceva ... del resto, piaceva a tutti.


Non si può capire quanto sia rasserenante questo modo di vivere se non sei nato sul pianeta dei "diversi", delle "pecore nere".

Eppure quella era la mia vera natura, il mio vero Sè, quello che ad un certo punto, con un ariete, è venuto a sfasciare tutti i gessi che avevo costruito intorno alla mia personalità ed intorno ad una vita fatta di compromessi.


Non si può scappare.


Puoi negarlo, puoi aspettare anche fino alla fine, ma un giorno ci dovrai fare i conti con quel tuo Sè ed io, per fortuna o sfortuna, ho cominciato molto presto a dovermi occupare di quei gessi, perchè quella vocina dentro non dava pace e continuava a dirmi: "Ma tu chi sei? Credi davvero di essere questa? Non ti accorgi che è come voler chiudere una leonessa in una scatoletta di sardine?"

E la leonessa ad un certo punto è pure uscita fuori, anche se non sapeva nè ruggire, nè correre, nè cacciare. Era così malandata che madre natura ha pensato bene di non darle cuccioli, altrimenti li avrebbe fatti morire di fame.

"Ma chi l'ha detto che sarei stata bene a fare la leonessa? Io non ci sto bene per niente!" ho gridato al Cielo.

"Tu sei questo, però devi smetterla di guardarti con gli occhi degli altri." mi fu risposto.


Spari, su spari, su spari ...


"Sei una puttana" ... "No, non lo sono!"

"Sei una stronza" ... "Non è vero!"

"Sei un'incapace" ... "Può darsi ma faccio sempre del mio meglio."


E' andata avanti così per anni e anni ...

Cercando di difendere quello che credevo di essere ma che, in realtà, era ancora una massa di creta informe.

Giocavo sempre in difesa, giustificando ogni mio passo, ogni scelta, continuando a soffrire o a gioire a seconda di come mi vedevano gli altri.


Finchè non sono passata da un tritacarne dopo l'altro.

Finchè non c'è stata più carne da tritare.

Finchè non ho cominciato a dire "Io sono ... oltre la carne."

Finchè, continuando a dirmi: "Ti voglio bene", ho ritrovato nelle lacrime la mia anima e me ne sono presa cura.


Ma la scoperta del Sè, la capacità di lasciare andare il giudizio, non finisce mai e mai come adesso è pesante.

In questo momento, per non perderti, devi rimanere attaccato con le unghie e con i denti all'Amore che senti dentro, alla consapevolezza che sei una brava persona, che sei una scintilla di Dio, anche quando ti viene detto: "Spero che tu muoia", "Sei un imbecille", "Sei un'assassina", "Sei un'egoista", "Sei un mostro", "Sei un essere meschino", "Sei pericolosa", "Sei una troglodita".


Questa è LA LEZIONE, quella che corrode le ossa e la spina dorsale, quella che ti fa sentire il fuoco del rogo, la pubblica gogna, il marchio della strega, quella condizione da cui puoi uscire, come essere umano, solo risolto o disintegrato.


"Ci si può abituare a tutto, a qualsiasi orrore", diceva Oriana Fallaci, ma in questo momento voglio credere che non mi sto abituando all'orrore, ma che sto imparando ad essere una leonessa, che corre libera nella savana, il cui ruggito riesce a far tremare la terra.


Lucia Padovani Vannini