• Lucia Padovani

CARO SABOTATORE ...

Aggiornamento: mar 13

Caro sabotatore interiore …


Da dove vieni? Verso quali inferni vuoi portarmi? In quali dolori vuoi tenermi?


Ti vedo, ti ho visto tante volte … ogni volta che ho avanzato di un passo tu mi hai riportato indietro come per dirmi: “Devi stare qui! Dove credi di andare?”


Se riuscivo a vincere la paura, mi distruggevi fisicamente. Se riuscivo a superare la mia disistima mi torturavi emotivamente. C’è sempre stato un modo nuovo per sopraffarmi ed io come una deficiente ho girato come una trottola nel tuo labirinto trovando sempre nuovi minotauri da affrontare, da uccidere, da vincere!


Io cretina e tu vigliacco che ti sei sempre nascosto dietro altro … anche la mia malattia è stato il tuo modo per tenermi prigioniera, per impedirmi di essere quella che potevo essere. Cazzo! Dovevo essere veramente tanta roba per farti impegnare così tanto …


La cosa incredibile è che tu non ti stanchi mai mentre io sono prossima a cedere, lo sento … Ma sarà poi vero? Fossi in te non ci crederei. Lo sai che mi bastano 5 minuti di respiro per ripartire.


Si ferma male una donna che ha l’anima di un angelo caduto … perché l’angelo deve recuperare le sue ali, la donna la sua dignità.


Ma chi sei tu poi? Dietro quale maschera ti celi? Sei forse l’abate de “Il nome della Rosa” che non concede a nessuno di ridere perché il riso è la smorfia del diavolo che offende il Signore? Sei forse mio padre, con il suo senso del dovere che non gli permetteva di concedersi mai gioie? Sei mia madre con il suo vittimismo ed il sacrificio in cui si è immolata volontariamente per essere accettata e amata? Sei la paura delle mie ave che, non essendo riuscite ad essere perfette, candide e meste, hanno pagato con il senso di sporcizia la loro vita? Sei la folle gelosia di mia nonna che mi tiene sotto controllo? Sei il bisogno di rimanere un passo indietro, il terrore di essere inaccettabili, la certezza distorta delle proprie abitudini?


Perché non ti mostri per ciò che sei davvero? Perché mi torturi senza dirmi chi sei?


Vuoi la mia morte? Puoi averla, è facile … basta che tu spinga un po’ di più il gas e puoi farcela … ma anche in questo sei un vigliacco perché sai che se muoio io muori anche tu e quindi, anche qui, stai un passo indietro.


Tu sei l’aguzzino che mi tortura ancora una volta, come quando usavi la Vergine di Norimberga, come quando mi tagliavi i seni e mi infilavi la pera fino a sventrarmi, come quando mi ponevi sulla piramide per infilzarmi.


Sono le stesse sofferenze … le riconosco!


E quindi, cosa vogliamo fare?


Stare ancora in quel medioevo mentale e spirituale che ci impedisce di evolvere? Credi davvero che questo sia quello che è giusto fare?


Questa non è la via … e lo sai anche tu. Sai che non sarò io ad impedirti di fermarmi … se nel mio destino c’è questo cambiamento tu non potrai mai bloccarmi. Anzi … più rendi la mia malattia evidente, più io susciterò compassione e tu perderai, perdio se perderai.


La tua forza è sempre stata non rendere mai evidente i miei mali. Non sono mai sembrata una persona con i segni evidenti di una malattia. Quelle cicatrici, quel dolore, quelle deformazioni sono tutte dentro di me … la mia faccia è rimasta la stessa, il mio corpo si è solo imbruttito, è invecchiato, ma le mie gambe continuano a camminare, le mie mani ad impastare, la mia mente a creare … solo tu ed io sappiamo quello che c’è dietro.


Mi vuoi vedere spegnere lentamente, lo so, ma ci sono forze che sono superiori a me e a te a cui dobbiamo rendere conto, forze che chiedono che io faccia delle cose e a loro anche tu ti dovrai piegare. Io perderò ancora, soffrirò ancora, ma tu più di me, perché io faccio per quello che è il dono che ho ricevuto, per i messaggi che c’è bisogno di portare … ma tu … tu per cosa fai? Per l’impegno di farmi del male, per distruggere il buono che c’è in me. Che tristezza!


Tu … che sei il mio sabotatore interiore e che vuoi la mia sconfitta potrai avere il mio corpo, la mia sofferenza, ma non per sempre! Prima o poi tutto finisce, anche io finirò e dopo cosa farai? Dopo di me cosa sarai? Niente!


Allora perché non arrivarci insieme a quella meta? Perché non ci prendiamo sotto braccio e ci incamminiamo? Perché non lasciamo il labirinto librandoci nell’aria per lasciarci cadere dove non fa più male niente? Sopra un cumulo di foglie secche, dentro l’acqua calma del mare, su un manto di neve …


C’è molto da poter fare che non sia dolore … C’è molto da poter essere che non debba assomigliare al martirio … C’è un messaggio di gioia e allegria e condivisione che possiamo portare al mondo intero.


Abbassa le armi, diventa il mio cavaliere ed insieme faremo grandi cose, vedrai!