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In fondo all'imbuto ...

Cara amica mia ...

stanotte credo di aver capito alcune cose importanti. E' vero sai che la notte porta consiglio ... o forse è vero che la nostra anima va in luoghi che sono "oltre", dove lei può ascoltare voci che hanno una saggezza superiore. Quello che conta è che, ogni tanto, una luce si fa spazio nel mio buio interiore e mi fa vedere le cose che sono fuori posto utilizzando immagini particolari o persone che ho amato ...

Stanotte ho visto questo: un imbuto che sembrava quasi una spirale! Non potevo trovare una foto che rendesse completamente l'idea, ma questa si avvicina abbastanza perché contiene tante simbologie come: la luna nera, l'occhio, i cuori, il ghiaccio, la morte secca, le mani in preghiera, i cactus, le maschere ... che poi altro non sono che: le notti buie dell'anima, il giudizio, l'amore, l'indifferenza, la morte, la speranza, l'asprezza, la finzione ...

Ecco, io mi sento quell'imbuto, cioè mi sento come se fossi il contenitore dei segreti di tante donne, di tante persone. E' un onore, certo, ma è anche una responsabilità ed avere sempre le parole giuste non è semplice credimi.

Oltre a questo c'è da dire che il loro vissuto si aggiunge al mio, talvolta si scontra con il mio o gli fa da specchio ed è proprio questo che, in certe circostanze, mi fa salire la pressione senza che io ne capisca il motivo.

Negli ultimi tempi, di fronte a certe situazioni, ho sentito insofferenza o anche rabbia e ti confesso che non ne afferravo le motivazioni; però stanotte ho avuto la possibilità di entrare dentro l'imbuto ed in fondo ho trovato tante cose, tra cui anche due vasi.

Questi due vasi rappresentavano i drammi che possono vivere le persone nell'arco della loro esistenza - più le donne degli uomini in verità - ed ho capito che ci sono quelli che sono condivisibili, e che trovano compassione e solidarietà immediata, e quelli che - pur essendo sempre drammi - non trovano nè pietà, nè ascolto, nè accoglienza.

Guarda bene questi vasi ...





















Non so se puoi capire di cosa sto parlando perché mi rendo conto che non è semplice. Non è solo moralismo è molto di più e non si tratta solo della repulsione degli altri ma della nostra stessa repulsione, del nostro muro di vergogna, della paura che abbiamo di sentirci dire: "Te la sei cercata" ... "Sei una persona/donna orribile" ... "Sei una pazza" ... "Sei una stupida" ... "Sei un mostro" ...

Quando sai di essere nella seconda lista, senza nemmeno accorgertene, ti chiudi dietro quel muro di infamia e ti metti in trappola perché quella vocina malefica ti sussurra: "Rimarrai sola" ... "Non ti meriti niente" ... "Chi vuoi che ti capisca se nemmeno tu capisci? Se nemmeno tu ti perdoni?" ... "Chi vuoi che ti possa amare dopo?" ... e allora basta che a quel macigno che ti porti dentro, si aggiunga una cosa, una singola disgraziata cosa, che quel muro ti crolla addosso e non vedi più soluzione. Pensi che sia "quella" la cosa che ti manda via di testa ma non è così.

Io non credo che ci siano drammi di serie A e di serie B; in entrambi i vasi ci sono dei drammi e chi li vive sa che lo sono, ma la nostra storia e la miseria umana li considerano di due tipi diversi.

Se a questo quadro poi ci aggiungi che, specialmente noi donne, crediamo di doverci rimanere in certi drammi per essere "più sante", perchè il martirio ci fa migliori e più amate, perchè il sacrificio rende più "viva" la nostra vita ... beh, diventa un bel casino uscirne fuori.

Io non so se arriverà mai il giorno in cui griderò al mondo: "Questo è e non mi devo vergognare di niente ... ho solo vissuto!" ma almeno spero che questa benedetta pietà di me stessa possa permettermi di uscire dalla trappola in cui io stessa mi sono infilata, per poter, domani e per sempre, camminare finalmente a testa alta e senza freni verso la mia meritata felicità.

Questo è quello che vorrei per ogni essere umano che conosce il dolore del proprio passato ...

Ti abbraccio forte con affetto


Lucia

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