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13 CICATRICI SULLA PANCIA ...

13 cicatrici e adesso sentirle … tutte insieme. Anche quelle interne, che non puoi vedere e sono di più. Anche quelle dell’anima e del cuore che non smettono mai di sanguinare.

13 cicatrici potrebbero portare anche fortuna … sarebbe giusto!

Sulle 10 cicatrici non ti sei mai permessa di soffermarti, ci sei scivolata come si fa sulla neve quando è compatta. Su quelle 10 cicatrici, che erano lunghe come il giro del mondo, non ti sei abbattuta, sei andata oltre: hai scritto spettacoli, li hai diretti, hai partorito un altro libro, hai pensato che creare un format comico radiofonico sarebbe stato bellissimo … e si è realizzato tutto … quindi perché avresti dovuto piangerci sopra?

Non lo hai fatto per dimostrare che eri forte o perché volevi riscattarti?

Nessuna delle due: sono abituata a fare così. Mi hanno insegnato che non si piange, che si va avanti e che si pensa ad altre cose per scacciare i demoni della paura e del dolore.

Ma sei stata forte!

Che significa essere forti? Io credo ad una sola forza, quella che ti spinge a continuare a vivere anche quando ti sembra che la vita si accanisca a scatenarti tempeste, anche quelle di cui potresti fare tranquillamente a meno perché nascono dalla frustrazione di altra gente.

Io non sono forte e lo sono tanto. Sono umana!

Sono un essere umano e come tale ho diritto di piangere sulle 13 cicatrici che giacciono sul mio ventre. Ho diritto di sentirmi come un soldato dopo una battaglia combattuta con le spade e gli scudi … sfinita e tremante, che ascolta i suoi dolori, le ferite e le tumefazioni … una volta tanto.

Mi sento nel diritto di guardare con compassione quel ventre che si ostina ad essere rotondo nonostante non abbia mai partorito; mi sento nel pieno diritto di paragonare gli sfregi che ci sono su quella pancia a quelli che facciamo ogni giorno alla nostra terra … anche quelle sono cicatrici di cui un giorno pagheremo il conto, come stiamo già facendo, perché non si può essere indifferenti per sempre alla superficialità.

Ed io non voglio più essere o la donna buffa, o la donna dai pensieri profondi, o la donna che vuole e sogna e parla di un mondo che combatta per un’umanità rispettosa, o la donna creativa, o la donna forte, o la donna fragile …

Io sono tutte queste cose e anche di più.

Io sono come una matriosca che contiene tante altre piccole matriosche, ognuna diversa dall’altra e non voglio identificarmi con nessuna di loro in particolare … ed è per questo che …

ho diritto di piangere,

ho diritto di urlare,

ho diritto di ridere,

ho diritto di far ridere,

ho diritto di far riflettere, se ci riesco.

Ho diritto di sentirmi terra di nessuno e di chi tratti bene la mia coltre. Senza patria e con mille terre da vivere e da esplorare.

Ho diritto di sentirmi bene con me stessa anche quando non accontento l’idea che altri si sono fatti di me e perfino quando io sono delusa di me stessa, perché vorrei essere di più e non ci riesco.

In questo momento tolgo l’elmetto e ascolto le 13 ferite sulla mia pancia e permetto loro di piangere il dolore che sentono, la paura che hanno avuto e la solitudine che hanno sentito. Che male c’è in questo?

Arriva un momento nella vita in cui bisogna prendersi cura delle nostre ferite e dobbiamo farlo noi, in prima persona … nessuno può farlo al posto nostro … perché se non creiamo questo spazio “materno” di comprensione e di ascolto e di amore, il nostro corpo continuerà a gridare, insieme alla nostra anima, fino a quando arriverà il momento che il male che ci restituirà non sarà che l’ultimo a cui potremo dare ascolto.

È come il neonato che piange e tu a volte non capisci perché lo fa. Ha mangiato, il pancino non è duro, la gola è rosa ed ha riposato … ma lui piange e tu trovi il tempo per consolarlo.

È l’amore che sentiamo per lui che ci spinge a confortarlo, a cullarlo, a farlo sentire al sicuro … non certo il senso del dovere.

Ecco, allora cerchiamo di essere un po’ “mamme” anche con noi stessi, perché la maternità non è una cosa che possiamo manifestare solo a chi diamo la vita ma anche alla nostra persona.

Oggi ringrazio la mia parte materna che si vuole prendere cura di me e la mia mamma che mi ha amata con tutto l’amore che aveva e che conosceva.

Domani tornerò a sorridere e a fiorire come il bambino che gioca e si sente felice …

Buona festa della maternità.

Lucia Padovani Vannini

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Lucia Padovani - indirizzo email: luciapadovani@live.it

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