PERFAVORE USA I MIEI SCRITTI SOLO INSIEME AL MIO NOME!

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LEGGE 633 

DEL 22.04.1941

TEATRO E ASCOLTO

25.08.2020

A teatro esistono delle regole ferree.

Ascoltarsi è una di queste...

Se non ascolti il tuo compagno sul palcoscenico non sai quando puoi fare la tua battuta ed il risultato è che la anticipi o la ritardi, creando caos.

La moda di oggi è l'incapacità all'ascolto, cioè accettare che l'altro esiste, che ha qualcosa da dire ed in virtù di questo, consentire al cervello di disattivarsi per qualche secondo lasciando spazio a lui/lei.

Nell'ambito di una conversazione, invece, se trovi la papera (con tutto il rispetto per la papera), non esiste una vera conversazione ma due monologhi fra sordi ed il peggio è quando ci si mette di mezzo l'arroganza.

L'arroganza è il top della mancanza di ascolto e viene recitato dal personaggio più ridicolo che si potrebbe creare in uno spettacolo, quello che fa sempre la figura del buffone.

In genere sarebbe pasciuto e con la pancia piena come un'otre, perché oltre che arrogante è gonfio di se stesso, e quindi sbraita, insulta e possibilmente minaccia.

È la pantomima delll'ignorante e del misero pusillanime che assomiglia solo al gallo nel pollaio e che si crede importante in quanto possidente di cresta, invece ha solo la capacità intellettiva di un pollo!

Grida come una scimmia impazzita priva di qualsiasi senno e si muove come un bue.

Quando li incontrate sorridete perché loro sono convinti di essere chissà chi ma, nella realtà, sono solo l'immagine artefatta dell'asino impressa nel loro stesso specchio!!!

Lucia Padovani Vannini

LA FORMULA DELL'AMORE

13.06.20

Tutti credono di avere in pugno la vera formula dell'amore.

"E' così che si ama! Che diamine." ... E questo lo pensiamo e lo esprimiamo con ogni gesto, ma soprattutto in ogni aspettativa.

"Perchè non mi ama?" ... "Se mi amasse davvero dovrebbe fare questo, dovrebbe dire quest'altro e poi senz'altro dovrebbe evitare di ... cercare di ... interessarsi a ..." ... e senza nemmeno accorgercene cerchiamo di plasmare gli altri all'idea che noi abbiamo dell'amore, cerchiamo di piegarli ai nostri bisogni.

Nessuno ha la formula dell'amore, forse ne ha solo una piccola fetta, una parte di verità che l'Amore contiene, perchè tutti noi proveniamo da quello: dall'Amore che ha concepito ogni cosa e ogni persona e che oggi mi domando come faccia ad amarci ancora nonostante la nostra superficialità.

Per fare felici le persone che avete accanto ed amarle come loro vogliono, è semplice. Ve lo dicono ogni giorno come questo amore va espresso ... Perchè non mi aiuti? Dice la moglie al marito ... Perchè non stai mai tranquilla? Dice il marito alla moglie. Perchè non ubbidisci? Dice la mamma al bambino ... Perchè non mi capisci? Dice il bambino al genitore ...

E dietro queste affermazioni c'è solo una domanda: "Perchè non mi ami?" ... "Perchè se tu mi amassi lo faresti..."

E così si crea un frainteso dietro un altro ... un'attesa dietro l'altra.

La formula dell'amore ... Se ne esistesse una direi che potrebbe essere questa (rispettando le parentesi quadre e tonde):

Rp + Cp2 x [(As + Cm3) + (St2x F)] + Stg x Ir3 * + Ps - Gdz

Perdonate ma "quadrato" e "cubo" FB non li prevede ... quindi sarebbe: Rispetto + Comprensione al quadrato x Ascolto + Comunicazione al cubo (ovvero di tipo eccellente) + Stima al quadrato x Fiducia + Sostegno x Ironia al cubo + Passione - (ma meno praticamente zero) Giudizio ...

E' una formula importante ... va studiata bene e con attenzione e applicata su tutti i fronti, soprattutto con le persone che "diciamo" di amare ...

Anche la matematica fa parte dell'amore e detto da me è veramente incredibile. Vi assicuro che è il massimo dell'ironia!!!

SE SAPESSI DI MORIRE ...

03.05.2020

Se sapessi di morire tra una settimana non mi rammaricherei di non aver visto il mondo perché so che “dopo” avrei tutto il tempo di volare e di conoscere ogni anfratto della terra, ogni angolo di cielo e ogni profondità di mare.

Se sapessi di morire tra una settimana non cercherei di fare pace con chi ha rancore nei miei confronti perché so che non sarebbe comprensione ma pietà.

Fortunatamente io non ho bisogno di aspettare di morire per sapere che non ho astio nei confronti di nessuno ma che ho semplicemente scelto con chi stare e che questa scelta mi è stata imposta da un grande bisogno di semplicità e di serenità. Ho un biglietto eternamente valido appeso in cucina che dice: “Grazie per gli amici che ci sono in questo momento” … del resto sul treno della mia esistenza è un gran viavai di gente e così so che deve andare, perché non possiamo scendere tutti alla stessa stazione.

Se sapessi di morire tra una settimana però vorrei sapere se qualcosa l’ho capita, se il mio karma è cambiato, se di quelle dieci cose che dovevo trasformare da piombo in oro almeno cinque brillano.

Mi incanterei a guardare il sole che passa tra le foglie, a spiare il canto dei passerotti e adesso delle rondini.

Vorrei ascoltare il vento e risentire l’odore del mare. Vorrei perdermi nel profumo dei pini o degli abeti e piantare una fila di cipressi in un viale.

Comprerei un trono di legno e farei intagliare sopra questa scritta: “Ho vissuto tante vite in una vita e ogni volta mi sono trasformata per rinascere”.

Lascerei delle lettere, forse una sola, dove ringrazierei tutti, soprattutto chi mi schifa, perché tutti mi hanno insegnato tanto e mi hanno permesso di crescere.

Se morissi fra una settimana saprei di portare il carico dei miei errori con me e chiederei comprensione, perché ero convinta che l’amore fosse in un certo modo, come lo avevo incontrato, come lo avevo visto, ma ho sbagliato, perché l’amore non è una partita doppia, l’amore vuole solo il bene di fare, essere e provare ancora amore! L’ho capito da poco …

Chiederei scusa per aver capito tardi i doni che mi avevano dato.

Chiederei perdono per averli trascurati per qualcos’altro o qualcun altro. Però gli rimprovererei di avermi lasciato pochi segnali … qualche indicazione in più e qualche ostacolo in meno avrebbero aiutato e forse ci sarei arrivata prima … che non sono proprio Einstein!

Se sapessi di morire fra una settimana vorrei passare il tempo ad accarezzare il volto di chi amo, in silenzio, perché saprei di non poterlo toccare più con le mani, anche se lo farei con la mia essenza.

E poi vorrei ridere, ridere, ridere … vorrei far ridere ancora una volta, che la cosa più bella che possiamo fare in questo mondo è portare gioia, perché la gioia è figlia dell’amore ed insieme creano felicità.

Bisognerebbe sempre pensare di dover morire fra una settimana, perché in quel momento diamo valore a quello che ne ha davvero e per quello che ancora non abbiamo risolto pazienza … ci rifaremo! Tanto la nostra anima può anche essere stanca ma il nostro spirito non lo sarà mai …

I NOSTRI DEMONI ...

18.03.2020

I nostri demoni gridano ancora più forte nel silenzio e nella solitudine.
Tutto quello che riusciamo ad evitare nel frastuono e nel tran tran quotidiano, quando ogni minuto vola e la sera ci trova sfiniti, nelle quattro mura diventa una goccia che cade costante sul pavimento, creando un gran rimbombo.
Eppure anche questa è vita, anche questa è un'opportunità, anche questa è salvezza.
Le tenebre fanno parte di noi come la luce e se ci sediamo e le guardiamo negli occhi, perdono il potere di farci ancora del male.
Tenere alto lo sguardo e resistere ... Siamo nel deserto e veniamo messi alla prova ... È il momento!

ATTENTI AL MONDO CHE VOGLIAMO

10.03.2020

Abbiamo pensato tutti che eravamo stanchi, che tutto questo correre, che tutto questo affanno ci stava rovinando.
Abbiamo pensato tutti che questa corsa non era più vivere, che avevamo bisogno di riposarci, di fermarci, ma non ci riuscivamo.
Abbiamo pensato, sentito, detto, che tutto questo stress ci stava ammazzando ma siamo andati avanti.
E allora il pensiero è diventato energia e questa energia si è concretizzata.
Nessuno ci crede, ma quello che pensiamo è materia.
Allora adesso cerchiamo di tirare fuori del buono da tutto questo ...
Sognamo e pensiamo ad un mondo fatto di abbracci veri, di persone che si prendono per mano, che collaborano, che si aiutano, che sorridono, che giocano.
Sognamo di godere di quello che abbiamo e di non farci infinocchiare più da come ci vogliono ... Decidiamo noi come vogliamo essere e in che mondo vogliamo vivere.
L.P.

AL LUME DI CANDELA

05.03.2020

Negli ultimi giorni ho pensato spesso alle parole scritte in un diario che ha lasciato mia nonna, una donna che ha vissuto entrambe le guerre e che è passata attraverso malattie, fame e tribolazioni di ogni genere.
Penso in particolar modo ad un punto in cui lei elenca "le grazie" che ha ricevuto ... che poi non era altro che il suo modo per ringraziare il cielo per quello che era riuscita a superare.
Tra queste grazie c'erano: l'essere riuscita a guarire dal tifo, avere avuto la possibilità di comprare una camera usata per potersi sposare, avere avuto la bicicletta per andare a prendere la farina da alcuni parenti che abitavano a 16 chilometri di distanza, la grazia di essere rimasta viva durante i bombardamenti, così come suo marito - finito nelle mani dei tedeschi e risparmiato dall'impiccagione - e le sue amate figlie.
Quelle pagine sono piene di ringraziamenti eppure sembra di leggere il libro Cuore.
Ci penso mentre sono all'ospedale e mentre la paranoia per questo virus ha ormai preso il sopravvento come se fosse "la spagnola" di cui lei parla nel diario ...
Già ... la spagnola ... Che uccise milioni di persone ... E dire che non c'era poi il viavai di gente straniera che c'è oggi.
Perché hai voglia a costruire muri ... Tanto il male passa anche dalle fessure ...
Perciò credo e voglio credere che ogni male porti ad un bene ...
Credo e voglio credere che il male che sto provando serva a farmi occupare finalmente di un mio bene supremo.
Credo e voglio credere che i problemi economici che stiamo vivendo ci portino a farci amare di più il nostro paese, a dargli maggiore attenzione, a sostenerlo senza però usare l'odio o il razzismo come fanno altri esaltati ignoranti in altri stati del mondo.
Credo e voglio credere che questo tempo in cui ci dobbiamo fermare ed in cui non possiamo andare al cinema, al teatro, al ristorante o ad un concerto, ci serva per capire quante cose belle abbiamo e che ancora non abbiamo perso.
Magari useremo questo tempo per dipingere, per leggere o per coltivare un'arte in noi stessi.
Magari ci ritroveremo tutti intorno ad una candela accesa, come quando va via la corrente, per sentire solo la magia dello stare insieme e la fortuna che abbiamo a non vivere guerre e a non morire di fame o semplicemente ad essere ancora vivi e in salute ... Quando ce l'hai!

I GIORNI SUCCESSIVI ...

26.11.2019

Oggi è “il giorno dopo”, che non è quello del bombardamento fortunatamente, ma il giorno dopo a tutti i post e messaggi contro la violenza alle donne e a quelli sulle polemiche che vengono fatti su quanto viene agito o non agito in merito a questo.

Il giorno dopo porta con sé solo un’eco, presto si dimenticherà tutto: quello che è accaduto, quello che non è accaduto e anche tutte le provocazioni che ci sono state.

Tornerà il silenzio.

Del resto ci si dimentica delle guerre perché non ci si dovrebbe dimenticare del 25 novembre?

Andiamo tutti troppo di fretta per essere più attenti, siamo tutti troppo frustrati per provare empatia, viviamo tutti fuori dalla realtà perché la realtà ci fa paura ed invece dovremmo vedere com’è.

E' per questo che mi rendo conto che deve passare tanto tempo ancora perché le leggi che ci sono vengano applicate sul serio, perché le donne si possano sentire al sicuro, perché ci sia giustizia.

Deve passare tanto tempo ancora perché la mentalità e la cultura cambino, deve essere fatto tanto ancora sull’educazione ai bambini affinché loro possano diventare un’umanità coesa, fatta di individui che possano portare avanti un principio sano personale e sociale.

Deve passare ancora tanto tempo perché le donne imparino a comunicare davvero, apertamente e con rispetto, perché sono ancora troppe quelle che stanno fra le principessine infantili e chiacchierine e le dominatrici indiscusse e indiscutibili, che dividono per imperare.

Deve passare tanto tempo e serve tanta forza e determinazione perché tutto cambi, perché possiamo diventare davvero un’umanità piena.

Servono persone, uomini e donne, che ci credano nella formazione di un mondo di pace in cui tutti conoscano il rispetto, in cui ci sia giustizia, progettualità amorevole e riguardo verso gli esseri umani ma anche verso l’ambiente e gli animali.

Per fare questo non serve né la massa silenziosa, né la massa polemica, serve costanza e qualsiasi cosa aiuti a ricordarci quello che possiamo essere.

Queste parole ve le dice una persona qualunque, che sono io, che non conto niente, ma questa persona conosce bene la violenza, perché l’ha vissuta, l’ha subita e non la può dimenticare … perché di fronte a quel dolore immenso ci può essere elaborazione, accettazione ma mai dimenticanza.

E allora mi viene da dire benvenga tutto: le panchine rosse, i 25 novembre, gli 8 marzo, ma soprattutto quei progetti, quei gesti concreti e quelle manifestazioni pacifiche in cui si possa realizzare qualcosa di straordinario: un’umanità in cui la violenza di qualsiasi genere e verso qualsiasi genere sia definitivamente bandita.

Che ognuno faccia quello che può.

Magari un giorno ci ritroveremo capaci di realizzarlo. 

IO VI PROMETTO ...

16 ottobre 2019

Oggi è un buon giorno per fare promesse.
E' il giorno in cui i miei genitori si sono fatti una promessa importante e da quella promessa sono nata io ...
E allora oggi io prometto a voi, amici miei carissimi, che porto nel cuore, che ho amato, da cui sono stata amata, con cui ho condiviso tante cose difficili, ma soprattutto tante risate ... prometto a voi che siete andati nella stanza accanto prima di me ... di respirare ogni respiro con attenzione, di rendere onore alla mia vita, di cercare di essere quella che sono, ogni singola cosa che sento, di non indietreggiare nel cammino e di non farmi deviare dalle circostanze o da chi mi vuole diversa.

Vi prometto che sarò seme che vuole essere pianta, che sarò fiore che si vuole schiudere al sole, che sarò polvere di fata, dente di leone e piuma di aquila. Vi prometto che non mi farò arrestare dalla paura della solitudine e del giudizio, perchè l'unica vera paura che deve accompagnarmi è quella della morte, quella che fa cessare qualsiasi possibilità di essere e di fare.
Vi prometto che renderò onore alla vostra vita attraverso la mia e che quella poca o tanta energia d'amore e di gioia che ne uscirà fuori la donerò a chi non ne ha.
In onore di quelle risate che ancora sento, di quegli sguardi amorevoli in cui siamo sprofondati, di quegli abbracci sinceri in cui ci siamo stretti ... vi prometto che da oggi in poi, se non l'ho ancora fatto, cercherò di rendere meritevole la mia vita in ricordo di chi non può più viverla.
Grazie per la vostra presenza!

TRASFORMAZIONE

29.08.2019

Ci sono periodi della vita che ti piegano come ferro caldo. Sembra davvero di stare lì, tra l’incudine e il martello, mentre il fabbro sferra colpi con tutta la sua potenza.

Non ti muovi, non potresti anche se volessi.

Resti lì, inerme, e aspetti che quello che sta accadendo porti a compimento la sua opera, il cambiamento che devi fare; aspetti solo di diventare altro rispetto a quello che sei stato fino a quel momento.

Nel frattempo pensi di non essere più in grado di sopportare, perché ti fa male tutto, anche le ossa, anche pensare, e poi all’improvviso … i colpi cessano.

Non è ancora finita, lo sai, ma forse anche il fabbro è stanco e tu hai la possibilità di respirare, di guardarti intorno, di vedere quello che sei diventata.

Ti osservi e ti accorgi che non sei più ferro, che sei cristallo, un grosso lampadario di cristallo, fatto di tante gocce … fragile, con mille sfaccettature, una per ogni esperienza che hai attraversato e che ti ha modificata.

Ecco, adesso sei questo: lacrime, diversità e prove … e poi luce, creatività e allegria.

“Dove vado ora mastro ferraio?”

“Ad illuminare una stanza buia.”

“E dov’è questa stanza buia?”

“È dentro di te!”

“E come faccio ad andarci?”

“Ci sei già, devi solo accendere la luce …”

“Ho paura mastro ferraio di quello che vedrò!”

“Sei stata forgiata per questo … per vedere ed illuminare, per guardare e capire. Sei stata ferro troppo a lungo, adesso devi trasparire.”

“Ma mi sentirò vulnerabile, nuda e sola appesa a questo soffitto!”

“Il viaggio della vita lo si fa da soli, è un’esperienza unica. Credere che gli altri siano lì eternamente, per il nostro uso o piacere, è un’illusione. Bisogna essere grati quando ci sono, ma lasciargli vivere il loro il cammino anche quando se ne vanno lontani da noi … Ognuno ha il suo percorso e può scegliere: se fare luce ed illuminare, oppure stare al buio e rimanere cieco … Se poi vuoi rimanere ferro avrai ancora bisogno del mastro ferraio che ti pieghi.”

“Quindi devo accendermi?”

“Accenditi e dimmi cosa vedi.”

“Vedo che sto in mezzo ad un crocevia. Ci sono due strade che mi attraversano.”

“Una è la linea della vita terrena e l’altra è quella dello spirito. Poi cosa vedi?”

“Vedo tutto. Il passato, il presente e mi sembra di intravedere perfino anche qualche ombra nel futuro.”

“E poi cos’altro vedi?”

“Che ci sono tante cose inutili, che c’è tanta polvere, ragnatele e sporcizia che può essere tolta.”

“Dipende solo da te!”

“Ma io sono solo un lampadario!”

“La luce illumina e pulisce. È la saggezza che fa guardare le cose con occhio diverso … quando il tuo sguardo sarà illuminato e vedrà le cose in modo nuovo, tutto assumerà un aspetto diverso.”

“Allora è come un brutto incantesimo!”

“Sì, è come un brutto incantesimo che solo voi potete spezzare.”

“Ed io ho il potere di spezzarlo?”

“Certo! Tutti hanno questa luce dentro, ma se restano ferro non possono utilizzarla per spezzare gli incantesimi. Come ti senti adesso?”

“In pace con ogni tempo che ho vissuto.”

“E perché?”

“Perché lo sto guardando senza pretese. Tutto è quello che è, ed è servito a farmi diventare un lampadario.”

“Allora il mastro ferraio adesso può anche riposarsi un po’ …”

“Ma io starò qui a fare sempre il lampadario?”

“Cosa vorresti essere?”

“Una lucciola!”

“E allora vola piccola lucciola … l’essere ciò che sei non toglie niente a nessuno, può far solo crescere l’amore!”

NON NE VALE LA PENA

16 Agosto 2019

C’è un odore particolare negli ospedali che si mischia ai disinfettanti, ai medicinali ed al senso di solitudine … è l’odore della paura! 
Se hai un olfatto buono, che “sente” in profondità, lo percepisci come un profumo acuto. È come se i pazienti, insieme all’anidride carbonica, buttassero fuori dalla bocca anche la loro inquietudine … 
In questi giorni la si può sentire anche di più perché i corridoi sono quasi vuoti mentre le stanze sono piene, prevalentemente di persone anziane, che stanno o con i lenzuoli sopra la testa, o con lo sguardo fisso nel vuoto. Qualcuno parla anche a ruota libera in maniera insensata, qualcuno ti chiede di entrare per scambiare due parole e piangere, ma ovunque senti fortissimo quel tanfo … ed è sempre quando lo sento che riaffiora quell’affermazione dentro di me …: “Non ne vale la pena!” … 
Me lo stai dicendo anche tu mamma: “Lasciami andare, non posso stare qui, ho tante cose da fare” … Eh sì, ci sono tante cose da poter fare e questo significa che non vale la pena arrabbiarsi per cose assurde come il calcio, la politica, un credo, un personaggio … non vale la pena dannarsi l’anima per spiegare quello che senti, come lo senti, se ormai sei già stato incasellato, definito, pregiudicato … non vale la pena costruire castelli di carta sotto il sole cocente … non vale la pena intristirsi quando è più forte la volontà di tapparsi le orecchie, di ignorare, di dividere … non vale la pena addolorarsi per qualcosa che non potrà mai essere, come la neve ad agosto in Africa. 
La vita è davvero troppo breve. 
Lo dico guardando queste persone che la loro vita l’hanno vissuta, mentre alcuni miei carissimi amici nemmeno sono arrivati ai 40 anni. 
Eppure anche queste persone anziane, anche mia madre, che mi chiede di stringerle la mano perché ha paura, che mi parla di cose che non ho mai saputo, che prega a voce alta per l’anima di suo marito, dei suoi genitori e dei bambini che ha perduto, anche lei mi fa capire che la vita passa in un attimo e che allora … Non ne vale la pena!
Può apparire una resa, vigliaccheria, invece è solo la presa di coscienza che in questo viaggio l’essere umano deve fare delle scelte oculate o sprecherà la sua energia vitale ed il suo tempo per cose che non valgono la pena!
Lo spartiacque è questo … 
E invece noi ci ostiniamo, pretendiamo, facciamo delle vere e proprie guerre o ci sentiamo condottieri di patrie o di ideali o di possedimenti o di amori che non esistono, che non ci appartengono, o che non possono durare, perché se avessero radici, se fossero davvero importanti, saremmo in tanti a proteggerli, saremmo in molti a custodirli.
Ed è così che tanta parte del nostro tempo, troppa parte, la perdiamo in puttanate … a proteggerci, a giustificarci, a tacere, a cercare di farci accettare, a mendicare amore, a fare la parte dei “buoni”, quando la metà della nostra anima è piena di fuliggine … per non dire di merda … 
Nessuno è pulito! Nessuno è “senza peccato” … quindi che cosa dobbiamo difendere?
Madre mia, i tuoi occhi spalancati, le tue parole che per me sono incomprensibili chissà cosa vogliono dirmi?! 
Chissà se io ho capito il senso di quello che vuoi comunicarmi? Intanto cerco di farti sorridere, di risolvere i tuoi rebus, di giocare con il tuo linguaggio assurdo e, questo tempo, stanne certa, vale più dell’oro, perché la condivisione della nostra parte oscura e della nostra parte luminosa sembra avere la capacità di cancellare ogni mancanza.

I PIFFERAI MAGICI ...

25.07.2019

Tutti si ricordano dell’esistenza della favola del “Pifferaio magico”, ma quasi nessuno si ricorda come finisce, per cui brevemente mi permetto di ricordarvela.

In una cittadina della Germania – Hamelin – i topi avevano infestato tutto. Non esisteva più abitazione, o strada, o stanza che loro non avessero invaso.

I cittadini, naturalmente, erano disperati, ma in loro soccorso arrivò questo pifferaio che, in cambio di mille monete d’oro, promise di liberare la città dai topi. L’affare venne concluso e lui, magicamente, mise le mani al suo piffero ed iniziò a suonare una meravigliosa melodia che incantò tutti i topi e – anche i più saggi ed i più furbi – iniziano a seguirlo ed andarono a morire.

Quando però il pifferaio chiese di essere pagato, l’avarizia prese il sopravvento sull’onestà d’animo e, né il sindaco né i cittadini, vollero dargli il suo compenso. Allora il pifferaio – e questa è la parte che molti non ricordano – prese a suonare un’altra melodia che incantò, ahimè, i bambini ... 

Tutti i bambini del paese lo seguirono ipnotizzati – immaginando un mondo pieno di giochi e giocattoli, dolci e divertimenti, senza scuola ed autorità – mentre ovviamente i genitori cercavano di trattenerli senza riuscirci.

Fu così che, tutti i piccoli entrarono in una fessura della montagna che si richiuse al loro passaggio e nessuno del paese li rivide mai più!

 

Si dice che questa favola sia stata scritta nel periodo della peste che, appunto, veniva trasmessa dai topi (dalle pantegane per l’esattezza) e che si portò via purtroppo tanti bambini, ma il suo insegnamento va ben oltre un fatto storico, altrimenti non sarebbe arrivata a noi.

Ultimamente ho pensato molto ai tanti "pifferai magici" che esistono e che si portano via il nostro Io bambino, ed ho pensato anche al bisogno che le persone hanno di seguire un pifferaio magico anziché trovare la magia dentro se stessi.

Mi è venuto spontaneo, insomma, fare un parallelo tra i topi, che abitano le fogne e sono portatori di malattie, ed il nostro Ego, che sta ugualmente nel profondo ed è causa di tanti nostri mali e dolori … poi mi è venuto da fare un parallelo tra i bambini che vengono rapiti ed il nostro Bambino interiore che va sempre alla ricerca di qualcuno che lo ami, che lo incoraggi, che lo faccia sentire importante, che lo curi e che lo faccia giocare … in seguito ho fatto il parallelo con gli adulti che diventiamo: arroganti, presuntuosi, avari di attenzioni verso quel piccolo essere che vivrà dentro di noi fino alla fine dei nostri giorni … ed infine ho pensato al pifferaio, all’incantatore di serpenti, che prima ci crea l’illusione di portarci via il marcio dal nostro inconscio e poi ci porta via anche la parte sana del bambino: la sua creatività, la spontaneità e la capacità di tentare sempre, con le proprie forze, fino a riuscire in quello che vuole fare.

In giro ce ne sono tanti di pifferai e sono anche tante le persone che hanno bisogno di qualcuno da seguire, che gli faccia sentire la magia della vita, che gli dia ragione, che li pompi di energie che non sapranno poi rinnovare da se stessi. Sì perché ci sarà sempre bisogno poi di ritornare a sentire suonare quel pifferaio e ci sarà sempre meno tempo e voglia di creare la propria personale musica.

In un mondo che va di fretta come quello di oggi i pifferai hanno gioco facile … ed in un mondo in cui gli individui non hanno più la capacità di credere di avere musica dentro se stessi c’è tanto bisogno di pifferai.

L’offerta quindi copre la domanda, ma è solo un’illusione che si crea mentre il bambino muore o sparisce in un luogo che non possiamo più trovare.

Certo è bella la figura del pifferaio, chi non vorrebbe esserlo?

È un potere enorme, straordinario, quello di saper incantare le persone e manipolarle a proprio piacimento. Far credere loro che li liberi dai topi e dalla peste che hanno dentro e portarsi via, di fatto, le capacità creative più importanti, quelle che provengono dalla crisi che vivi, perché l'umanità è diventata troppo avara e troppo pigra per prendersi cura davvero della propria esistenza.

È anche vero che non è loro la responsabilità: nel momento in cui decidi di mettere la tua vita in mano al pifferaio hai fatto una scelta.

Ed è una scelta possibile anche quella del pifferaio onesto, di non voler liberare più nessuno da niente, ma di suonare la musica insieme a chi vuole scoprire la propria melodia.

Comunque sia, i grandi comunicatori - che potreste chiamare guru o trascinatori - hanno questo potere: incantare e portarsi via chi ha bisogno di sentire quella musica, senza accorgersi che è solo una droga, che è solo un’illusione, perché quell’energia è duratura solo se creata nella propria anima.

I comunicatori saggi, invece, sono quelli consapevoli del fatto che serve tanto lavoro per suonare in un certo modo e che loro hanno steccato più di tutti per imparare.

I comunicatori consapevoli sanno di non essere migliori degli altri, ma hanno il dono - o la condanna - di vedere di più, di fare le domande migliori e quindi di portare "il lume" che serve solo per rendere più chiaro il cammino da fare insieme ed in cui tutti, anche lui stesso, possono inciampare.

Il comunicatore assennato non è quello che ti dice cosa devi fare, ma è quello che ti dice che potresti fare dei tentativi per scoprire qual è il modo più giusto per arrivare dove vorresti.

Non vogliono persone da condurre dove piace a loro, ma persone che vogliono arrivare dove possono arrivare.

Altrimenti si sparisce nella fessura della montagna e non si torna più!

FATEVENE UNA RAGIONE ...

16 Giugno 2019

Fatevene una ragione, il mondo cambierà, gli uomini e le donne di lingue diverse e di razze diverse si dovranno mischiare, perché la Torre di Babele deve crollare. Onestamente lo dico con preoccupazione, perché ci sono culture che sono mille anni indietro alla nostra e nemmeno la nostra, diciamocelo francamente, brilla di luce propria.

Parlo dei dogmi religiosi e anche delle tradizioni popolari che convivono ancora con le superstizioni e con la paura, e che vedono, in special modo noi donne, sempre come “fattrici” ed elementi umani di fatto inferiori. Sì perché le chiacchiere stanno a zero e quello che conta è la realtà.

Mi preoccupa, ma vedo che è l’unica salvezza per questa umanità con valori in crollo e, talmente smarrita, da aver perso contatto con il proprio cuore e con le emozioni più importanti.

A Prato non si fanno una ragione dell’espandersi dell’imprenditoria cinese. Si parla di favoritismi e di pizzi. Tutto può essere, ma c’è anche altro dietro, bisogna ammetterlo.

I figli dei vecchi imprenditori non sono stati capaci – nella maggioranza dei casi – di mantenere quello che era stato costruito e le motivazioni possono essere molteplici, ma questo resta un fatto.

È un altro fatto che senza le lavorazioni cinesi la maggior parte dei pratesi – e parlo della parte più povera che è tanta – non avrebbe potuto vestirsi, o comprarsi l’indispensabile, perché con l’avvento dell’euro le famiglie si sono ritrovate improvvisamente con le casse a zero.

E quindi, mentre gli imprenditori si trovavano le spese di gestione aziendale lievitare insieme alle tasse, le trasformazioni che si sarebbero rese necessarie non sono avvenute. Tuttavia la manovalanza cinese l’hanno sfruttata all’inizio, per continuare ad avere un bel conto. Purtroppo poi non l’hanno reinvestita nel modo giusto e nel frattempo i cinesi si sono fatti furbi ed hanno imparato come si lavora a Prato. Il resto lo ha fatto la mafia cinese.

Strano, però, che nessuno abbia detto niente dei russi che si sono comprati tutta Forte dei Marmi e limitrofi. E dire che insieme hanno portato, perdonatemi, la loro “maleducazione” e la loro vodka, oltre che la loro mafia e tanto sfruttamento di giovani ragazze.

Quando sono arrivati gli albanesi è stata la stessa musica.

Adesso che arrivano gli africani siamo alle solite.

Eppure la manovalanza serve e di quella non si lamenta nessuno.

In ogni caso è inevitabile. L’idea della razza crollerà e crolleranno tutti quegli ideali di selezione e di purezza che sono fasulli.

Il buono ed il cattivo, il nero e il bianco, il musulmano e il cristiano, la donna e l’uomo … L’unico baluardo che resisterà per molto, purtroppo, è il ricco e il povero, perché i veri ricchi non molleranno la presa.

Sono in pochi a manovrare questo pianeta e lo faranno per molto tempo ancora e credo anche che si divertano da morire a guardarci mentre facciamo il loro gioco, mentre noi ci scanniamo per una legge che non verrà mai applicata o per un sacchetto del supermercato da pagare, mentre loro continuano con i loro loschi traffici, manovrandoci come marionette.

Si divertono perché stiamo facendo quello che si aspettano da noi: lamentarci in poltrona ed a pancia piena, piena delle schifezze che ci propinano.

Dovremmo preoccuparci piuttosto dell’ignoranza che è il vero problema di questo mondo, dovremmo preoccuparci di comunicare con più empatia, di diffondere più umanità e gentilezza, perché le persone che non hanno amore per i deboli, gli animali ed il pianeta, le persone che dividono invece di unire e trattano tutto come se fosse la loro immondizia, sono ignobili e non si meritano rispetto.

Ecco, guardandolo da fuori questo formicaio, che grida e strepita per una zattera che non sa governare, mi sembra che adesso abbia una sola possibilità: lasciarsi andare alla corrente, nella speranza che il mare ed il cielo, che un Vento Amorevole, ci porti da qualche parte, in un luogo in cui regni la saggezza che, come esseri umani, non abbiamo ancora acquisito.

CONVERSAZIONI IMMORALI

24.04.2019

Capita, e sembra quasi l'ennesima prova per la mia pressione, che ascolti conversazioni sui femminicidi ... conversazioni femminili naturalmente, in cui le espressioni più comprensive sono: "Poteva lasciarla; anche se lei non era una brava donna che c'entra ammazzarla?!" ... oppure: "Le donne oggi fanno schifo ... però mica le devi uccidere!" ... "Ma che ci stai a fare con uno così, dico io? Alla prima offesa lascialo!" ... per finire con: "Oggi è un gran macello ... donne che vanno con chiunque gli capiti e uomini che si rovinano per queste sceme ..."

La pressione ovviamente mi è schizzata alle stelle perchè, che ve lo dico a fare, per me non si possono più sentire commenti del genere.

Il mio intervento avrebbe dovuto essere lungo ... avrei potuto spaziare dal: "Ognuno ha diritto di decidere della propria vita senza pensare che qualcuno si debba sentire in diritto di tirarti il collo" ... per arrivare al: "Anche le donne hanno una sessualità ed hanno diritto di viversela senza dover essere marchiate a fuoco, soprattutto dalle altre."

Ho fatto un respiro profondo e ho detto ad alta voce: "Faccio parte di un'associazione che si occupa di violenza alle donne e so per certo che le cose sono molto più complicate di così. Le donne hanno molti problemi da risolvere, è vero, ma non quelli che crediamo. Certo è che finchè noi donne non sapremo fare altro che opporre la nostra "presunta" santità alla "presunta" immoralità dell'altra, la violenza non cesserà mai perchè questi pensieri già la giustificano."

E' piombato il silenzio ed io me ne sono andata.

Immagino quello che possono aver detto dopo ... quello che mi dicono spesso: "Sei una femminista!" ... E mi fa troppo ridere questa cosa perchè è come se, chiedere rispetto per la propria vita e per la propria libertà, dovesse avere un nome ... è veramente da trogloditi!

Ho sorriso. Era un sorriso amaro, ma che resta? In questo paese in cui sappiamo solo lamentarci e chiacchierare della vita degli altri ... resta solo una bella cosa: ridere ed avere consapevolezza di quello che siamo. Brava gente, ma ferma a 50 anni fa! 

Il mio pensiero è stato: "Bella la mia Italia retrograda e moralista ... un bellissimo paesone con le pretese di essere una nazione!" 

CARO SABOTATORE ...

05.02.2019

Caro sabotatore interiore …

Da dove vieni? Verso quali inferni vuoi portarmi? In quali dolori vuoi tenermi?

Ti vedo, ti ho visto tante volte … ogni volta che ho avanzato di un passo tu mi hai riportato indietro come per dirmi: “Devi stare qui! Dove credi di andare?”

Se riuscivo a vincere la paura, mi distruggevi fisicamente. Se riuscivo a superare la mia disistima mi torturavi emotivamente. C’è sempre stato un modo nuovo per sopraffarmi ed io come una deficiente ho girato come una trottola nel tuo labirinto trovando sempre nuovi minotauri da affrontare, da uccidere, da vincere!

Io cretina e tu vigliacco che ti sei sempre nascosto dietro altro … anche la mia malattia è stato il tuo modo per tenermi prigioniera, per impedirmi di essere quella che potevo essere. Cazzo! Dovevo essere veramente tanta roba per farti impegnare così tanto …

La cosa incredibile è che tu non ti stanchi mai mentre io sono prossima a cedere, lo sento … Ma sarà poi vero? Fossi in te non ci crederei. Lo sai che mi bastano 5 minuti di respiro per ripartire.

Si ferma male una donna che ha l’anima di un angelo caduto … perché l’angelo deve recuperare le sue ali, la donna la sua dignità.

Ma chi sei tu poi? Dietro quale maschera ti celi? Sei forse l’abate de “Il nome della Rosa” che non concede a nessuno di ridere perché il riso è la smorfia del diavolo che offende il Signore? Sei forse mio padre, con il suo senso del dovere che non gli permetteva di concedersi mai gioie? Sei mia madre con il suo vittimismo ed il sacrificio in cui si è immolata volontariamente per essere accettata e amata? Sei la paura delle mie ave che, non essendo riuscite ad essere perfette, candide e meste, hanno pagato con il senso di sporcizia la loro vita? Sei la folle gelosia di mia nonna che mi tiene sotto controllo? Sei il bisogno di rimanere un passo indietro, il terrore di essere inaccettabili, la certezza distorta delle proprie abitudini?

Perché non ti mostri per ciò che sei davvero? Perché mi torturi senza dirmi chi sei?

Vuoi la mia morte? Puoi averla, è facile … basta che tu spinga un po’ di più il gas e puoi farcela … ma anche in questo sei un vigliacco perché sai che se muoio io muori anche tu e quindi, anche qui, stai un passo indietro.

Tu sei l’aguzzino che mi tortura ancora una volta, come quando usavi la Vergine di Norimberga, come quando mi tagliavi i seni e mi infilavi la pera fino a sventrarmi, come quando mi ponevi sulla piramide per infilzarmi.

Sono le stesse sofferenze … le riconosco!

E quindi, cosa vogliamo fare?

Stare ancora in quel medioevo mentale e spirituale che ci impedisce di evolvere? Credi davvero che questo sia quello che è giusto fare?

Questa non è la via … e lo sai anche tu. Sai che non sarò io ad impedirti di fermarmi … se nel mio destino c’è questo cambiamento tu non potrai mai bloccarmi. Anzi … più rendi la mia malattia evidente, più io susciterò compassione e tu perderai, perdio se perderai.

La tua forza è sempre stata non rendere mai evidente i miei mali. Non sono mai sembrata una persona con i segni evidenti di una malattia. Quelle cicatrici, quel dolore, quelle deformazioni sono tutte dentro di me … la mia faccia è rimasta la stessa, il mio corpo si è solo imbruttito, è invecchiato, ma le mie gambe continuano a camminare, le mie mani ad impastare, la mia mente a creare … solo tu ed io sappiamo quello che c’è dietro.

Mi vuoi vedere spegnere lentamente, lo so, ma ci sono forze che sono superiori a me e a te a cui dobbiamo rendere conto, forze che chiedono che io faccia delle cose e a loro anche tu ti dovrai piegare. Io perderò ancora, soffrirò ancora, ma tu più di me, perché io faccio per quello che è il dono che ho ricevuto, per i messaggi che c’è bisogno di portare … ma tu … tu per cosa fai? Per l’impegno di farmi del male, per distruggere il buono che c’è in me. Che tristezza!

Tu … che sei il mio sabotatore interiore e che vuoi la mia sconfitta potrai avere il mio corpo, la mia sofferenza, ma non per sempre! Prima o poi tutto finisce, anche io finirò e dopo cosa farai? Dopo di me cosa sarai? Niente!

Allora perché non arrivarci insieme a quella meta? Perché non ci prendiamo sotto braccio e ci incamminiamo? Perché non lasciamo il labirinto librandoci nell’aria per lasciarci cadere dove non fa più male niente? Sopra un cumulo di foglie secche, dentro l’acqua calma del mare, su un manto di neve …

C’è molto da poter fare che non sia dolore … C’è molto da poter essere che non debba assomigliare al martirio … C’è un messaggio di gioia e allegria e condivisione che possiamo portare al mondo intero.

Abbassa le armi, diventa il mio cavaliere ed insieme faremo grandi cose, vedrai!

DOVE SEI MAMMA?

11.01.2019

Dove stai scivolando mamma?

Sei entrata in quel gorgo infernale che ti porterà via e mi chiedo: almeno adesso sei serena?

Sei felice a ricordarci solo quando eravamo bambini? Sei felice a ricordarti giovane con babbo? La senti la gioia mentre vivi in quel passato che non è reale oggi e che non lo era nemmeno allora?

Sei sempre stata dietro una porta mamma. Dall’altra parte, come dicevo io, e quella porta era sempre chiusa, come quella che ho dovuto forzare ieri per entrare in camera tua.

Lo so che cerchi di proteggerti dalle tue paure mamma, è sempre stato così, ma non c’è nascondiglio che ci possa preservare dai nostri demoni, perché loro ci trovano ovunque, non c’è scampo.

Ho guardato nei tuoi occhi ieri ed ho visto il gorgo.

Ho capito che non ti posso più ritrovare, che adesso sei come un bimbo sperduto … eppure il dolore più grande che sento non è quello di lasciarti andare, ma quello di non essere riuscita mai a prenderti … il dolore più profondo è quello di non essere riuscita ad aprire le tue porte, di non avere avuto le chiavi di quelle maledette porte, né la possibilità di viverti.

Roba semplice mamma, niente di che … un caffè in centro … un giro per negozi per cercare una camicetta … un film al cinema … piangere sulla tua spalla per i dolori dell’anima o per un amore perduto … potermi sentire al sicuro con te … sentirti complice.

Si può tagliare un cordone che non è stato legato?

L’ho rincorso per tanto tempo quel cordone e dopo mille giri mi sono seduta ed ho aspettato. Adesso ho capito che non ritornerai, che sei come un palloncino che scivola dalle mani … lo devo accettare, lo posso fare … l’amore fa davvero miracoli.

Ma stai tranquilla mamma, perché c’è un ricordo a cui mi aggrappo … ce n’è sempre uno che ci sostiene … e sei tu che mi tieni in collo e mi racconti una filastrocca all’infinito perché io te lo sto chiedendo … mi sorridi. Sei bella come non so cosa! Era una giornata buona e tu eri dolcissima.

Ti ritroverò lì per sempre mamma, perché in quel ricordo non manca nulla!

UN ANNO E' SOLO UN NOME

02.01.2019 di Lucia Padovani

Un anno non è niente ed è tutto, ma sicuramente non è quello secolare che conta, conta piuttosto quello che scorre, che ci cambia, che ci trasforma, quello a cui noi diamo valore.

Non esistono "gli anni", esistono casomai i nostri anni, quelli che ci vedono prima crescere, poi maturare, se siamo fortunati invecchiare bene e poi morire.

Quello è il tempo che ha senso contare. 

Ancora di più dovremmo accorgerci del giorno che è passato e che ci siamo fatti scivolare addosso, in cui non abbiamo costruito niente, in cui non abbiamo espresso noi stessi, in cui non siamo esistiti, o in cui abbiamo dato tutto per scontato.

In un anno possono accadere tante cose: qualcuno può nascere, qualcuno può morire, possiamo innamorarci, lasciarci, cambiare lavoro, cambiare città ... oppure possiamo rimanere sempre gli stessi, invariabili e solidificati nelle nostre tranquille abitudini ... purtroppo qualcuno può anche dirci che ci siamo ammalati e che più niente, da quel momento, sarà più lo stesso.  

Dire che un anno che andato male o bene non ha senso, ha senso dire che eravamo in "quel tempo", che sono accadute certe cose e che noi le abbiamo vissute: con dolore, o con gioia. 

E' per questo che non ricordo quasi mai quando sono successe le cose che mi sono successe, ma so molto bene com'ero io in quel tempo.

E' per questo che non capisco tanto questi festeggiamenti a vuoto ... avrebbero senso se in quel giorno accadesse qualcosa "col botto", ma questo non accade quasi mai e allora tutti questi "fuochi" per cosa? 

Avevano ragione di esistere quando gli uomini veneravano il ritorno della Luce nel mondo, un rito che durava da Natale a dopo Befana, e che festeggiava il Sole che tornava a crescere, perchè da lui dipendevano le coltivazioni e quindi la vita stessa. Adesso nemmeno il Natale cristiano sa risvegliare nei cuori quello che si proporrebbe: la Luce del Vero Amore.

Adesso i cellulari ed i social si riempiono di auguri che ti vengono fatti da persone che non ti parlavano da un anno o che non ti parleranno più tra qualche mese, o addirittura tra qualche giorno ... persone che oggi ti dicono che ti vogliono bene e domani ti augurano di sprofondare all'inferno. 

Allora, da oggi, vi propongo di ringraziare il tempo che passa ogni giorno perchè lo abbiamo potuto vivere, perchè noi c'eravamo, perchè abbiamo imparato qualcosa, perchè siamo sopravvissuti, perchè abbiamo realizzato un sogno, perchè siamo usciti da un periodo difficile o semplicemente perchè vogliamo farcela, perchè speriamo di vivere sempre meglio!

Vi propongo soprattutto di lasciarci scivolare nel tempo senza tenerci legati a niente perchè tutto può cambiare.

Ogni giorno è un ultimo giorno ed un primo giorno e va trattato come tale!  

ME LA SONO CERCATA

09.12.2018

Fin troppo spesso, quando si parla di violenza alle donne, di femminicidi, di stupri (e chi più ne ha più ne metta), si sente la stessa frase: "Se l'è cercata!" ... che poi può essere formulata in molti modi diversi, ma il concetto resta sempre quello. 

Perfino nei tribunali, anche se quel pensiero non viene pronunciato ad alta voce, di fatto, ci si comporta come se la donna provocasse sempre quello che subisce. Si indaga sul suo passato, su suoi peccati, veniali e mortali, perchè se c'è del torbido è meglio e allora, come dire, tutto si spiega!  

Sono secoli ormai che non usciamo da questo modo arcaico, bigotto e stupido di pensare. Ed è incredibile, perchè ci riteniamo tanto moderni, tanto "avanti", quando invece niente è cambiato! Questo brano cerca di spiegarvelo perchè io spero sempre, che i semi del rispetto, della compassione e dell'empatia possano finalmente crescere e che non siano più solo parole ascritte dentro un vocabolario. 

 

ME LA SONO CERCATA

 

Me la sono cercata … sono secoli ormai che “me la cerco” …

Me la sono cercata perché volevo salvare la patria, perché ho scritto un libro che parlava dell’Amore, perché conoscevo la sapienza delle erbe, del destino o delle stelle, perché ero una donna libera, perché ero una mammana … e così, ovviamente, sono finita sul rogo.

Me la sono cercata perché facevo parte del popolo nemico e quindi dovevo sottostare allo stupro del conquistatore che talvolta arrivava perfino con una croce in mano …

Me la sono cercata perché non volevo sottostare alla regola del matrimonio combinato, né agli accordi tra famiglie, o alle regole di potere … e allora sono finita murata viva in prigioni buie o sotto il filo della mannaia …

Me la sono cercata perché sono nata povera, ignorante e senza aspettative e quindi non mi restava altro che battere il marciapiede …

Me la sono cercata perché ero sterile, perché non volevo figli, perché ho fatto troppi figli, perché ne ho fatto uno di troppo, inaspettato, e questa disattenzione non è stata gradita …

Me la sono cercata perché mi sono messa il perizoma, perché non me lo sono messo, perché ho bevuto, perché ho fumato, perché ero troppo perbene, perché facevo sesso, perché non lo facevo e quindi me la tiravo, perché ho frequentato gente squilibrata o ambienti fuori dalla mia portata. Me la sono cercata perché ho portato la minigonna o i jeans, perché mi sono messa un reggiseno audace o non me lo sono messo, perché sono stata fiera o sono stata sottomessa, perché ho accettato un insulto o perché non l’ho accettato, perché sono stata zitta o perché ho gridato, perché ne ho visti uno, nessuno e centomila, perché sono stata bianca, nera, depilata, agrotica, madre di famiglia o single, umile operaia o donna in carriera, ignorante o laureata, prepotente o agnello sacrificale.

Me la sono cercata perché ho fatto delle scelte, perché ho capito di aver sbagliato, perché ti ho lasciato, perché mi hai lasciata e non ti ho ripreso, perché mi sono innamorata di un altro, perché ti sei innamorato di un’altra, perché ti ho tradito e perché mi hai tradita, perché volevo rimanere da sola, perché di te non ne potevo più!

Insomma … me la cerco sempre, non c’è soluzione e non esiste giustizia … allora voglio almeno una cosa: trovare pace in quello che sono, qualsiasi cosa sia e fanculo all’ipocrisia!

https://www.youtube.com/watch?v=b9G_ezXc1Ss

ESSERE CASA

10.09.2018

Essere casa,

una casa pasciuta e colorata,

una casa vintage e retrò.

Essere casa ristrutturata,

in equilibrio sulle macerie,

nonostante terremoti, saccheggi e usura.

Essere casa vissuta,

con fondamenta risanate

e muri di crepe stuccati e dipinti.

Essere casa albero,

radicata a terra che pure svetta verso il cielo

come fa un vecchio cipresso da viale.

Essere casa famiglia,

tetto di tanti figli profughi,

di tanto smarrimento accolto senza aspettative.

Essere casa madre,

foriera di speranze e nutrimento

anche verso chi ha scosso con disprezzo polvere dai sandali.

Essere casa sorriso

quello con cui le porte si aprono ancora

e che fa ardere il fuoco nel camino acceso.

Essere casa di fantasmi,

i miei, che adesso sembrano più quieti,

ma che ardiscono ancora di tormentare.

Essere casa riposo,

per chi sente le ossa dolere di tristezza,

e per chi ha bisogno di sognare nuovi sogni.

Essere casa di anime che vagano,

che parlano, che gridano,

che chiedono pietà e donano saggezza.

Essere casa di fiaba,

che vive di fantasia, vende creatività

e non teme gli oscuri presagi.

Essere casa nel bosco,

piena di rovi e di paure,

trapassata da sibili e pericolosi misteri.

Essere casa sulla scogliera,

che conosce il canto delle sirene

e gli abissi burrascosi delle coscienze.

Essere casa mia,

essere il mio essere casa,

che pur sapendo di poter crollare anche domani

ambisce di diventare stabile ed eterno amore.

NON ESISTONO PIU' LE VERE STREGHE!

31.10.2017

Dove siete streghe di Avalon?
Dove sei Viviana?
Dove ti nascondi Morgana?
Dove sono quei fuochi intorno ai quali danzavate, nude e libere?
Voi eravate forti perché la quercia era dentro di voi, eravate fiere perché avevate catturato lo sguardo allo sparviero ed avevate l'eleganza del lupo che vi camminava accanto.
Nelle vostre mani e nel vostro cuore c'era il potere di regolare gli eventi atmosferici, così come la fertilità della terra.
Il tempo non era un nemico, ma portatore di saggezza e sapienza, portatore di ricchezza e pazienza.
Siete andate sui roghi come adoratrici del diavolo.
Che infamia! 
Se ci guardate oggi non vi resta che inorridire perchè quello che è venuto dalle vostre ceneri perlopiù è rimasto cenere.
Oggi si adora davvero il diavolo! 
Lo si adora nelle sue varie forme, anche se quasi sempre ha fattezze maschili, soprattutto quando è un affabulatore, un sultano, o un guru.
I vari Merlino, anche se esistono, non sono visti nè ammirati perchè non sono abbastanza "incantatori".
Quanto più è nera l'energia di certi personaggi, quanto più si cade nel gorgo, perchè il suo è un nero luminoso, affascinante, accecante, da cui le falene sono attratte e da cui vengono annientate.
Le vedi affaccendarsi per Lui ... anelanti di un complimento, di uno sguardo, di un monile ... si dannano pur di avere una stanza nel suo castello, un posto nel suo parco, fosse anche quello di statua.
Non esistono più i fuochi in cui danzare insieme ed insieme amarci e sostenerci. Esistono però i roghi dove le donne vengono bruciate, spesso per mano di altre donne. Esistono i ghiacciai dove vengono freddate. Esistono le segrete in cui vengono imprigionate dall'indifferenza. 
Il diavolo sta facendo il suo lavoro adesso, ben più di quanto ha potuto contro di voi!
E stasera si festeggiano le streghe, qualcuna si vestirà anche da tale senza conoscerne il significato vero ... e questo mi riempie di tristezza.
Però ... essendo il velo che separa questo mondo dal vostro molto sottile questa notte, vi prego di venire amorevolmente a volare sulle nostre teste, almeno sulla mia, per farmi sapere che sono esistite davvero le donne che osavano essere libere dalle catene in cui viviamo oggi.
Non una zucca ma una candela accesa stasera, per rinnovare la luce eterna della "strega" che usava il suo potere solo per amore della vita!

L'INIZIO

30.10.2017

Il mio libro comincia così ... 

Come lava vulcanica, brucia dentro di me il mio essere femmina.

Non so cosa stia accadendo nella mia anima, ma sento che arde. Non so nemmeno perché sia così turbata, ma forse dietro le mie spalle ci sono le mie ave e le ave delle mie ave che gridano, insieme a me, il loro bisogno di giustizia.

Non a caso, nel mio percorso di vita, mi è frullata in testa sempre quella domanda: “Perché sono nata donna?” L'appartenenza a questo genere era per me quasi una punizione, una condanna a vita alla mancanza di libertà, anche quella più elementare.

Tanto perfino le più ribelli, alla fine, rientrano nei ranghi e si incatenano da sole, ripetendo sempre lo stesso schema arcaico, che è quello della brava figlia, brava moglie, brava madre, brava nonna … brava donna. E non sono le fasi a farmi specie. È quel “brava” che mi fa andare il sangue al cervello.

Io ovviamente sono stata una “diversa”, non perché fossi più coraggiosa di altre, ci mancherebbe, ma perché mi è toccato esserlo. Era come un compito, o peggio, come una malformazione. Necessità, idee, capacità, limiti, difetti, insomma, un pasticcio bizzarro di caratteristiche, si sono mischiate tra loro ed hanno generato questo guazzabuglio di donna inquieta, con la sua vita incasinata.

Non è la solita tiritera femminista che voglio raccontare, tranquilli, ma una storia, in cui si arriva a credere che quella libertà, negata per secoli, è possibile raggiungerla.

No, non è la solita tiritera, piuttosto sono tante storie che si inseriscono in una storia, la mia. La mia che è quella di tante altre, che hanno dovuto o voluto cercare uno scopo e un senso alla propria esistenza al di là delle convenzioni sociali, al di fuori dei 4 grandi ruoli: figlia, moglie, madre, nonna. E' la storia delle donne nei secoli dei secoli che hanno fatto tanto perché noi potessimo essere fiere di essere donne! E' la storia degli uomini che si sono accostati alla loro parte femminile con gratitudine e rispetto.

Questo è un libro per chi ha il coraggio di mettersi in contatto con le proprie emozioni. 

Astenersi perditempo!

BENTORNATA A ME!

22.09.2017

SONO TORNATA GENTE!!!

Eh sì ... sono tornata alla vita e prematura, come al solito!

Dopo 8 mesi dal grande uragano, eccomi di nuovo qua, con tante cose già fatte e molte di più da fare.

All'attivo c'è già un debutto da solista nel cabaret, una bella prova per me credetemi, poi un altro debutto a teatro con la mia compagnia storica (stavolta come attrice, non solo come regista) e in lavorazione il prossimo spettacolo, anzi, i prossimi spettacoli.

Ma quello che più conta è l'uscita del mio nuovo libro ... Che emozione!

E' stata una festa incredibile, per il mio compleanno, piena di persone che erano lì per festeggiarmi e per festeggiare lui, il mio nascituro: "Vibrazioni di un'anima ribelle". Come ogni madre non posso che esserne orgogliosa e per parlarvi di lui pubblicherò di settimana in settimana qualche brano, in maniera tale che possiate conoscerlo meglio. 

Come vedete ho rinnovato anche il sito, perché ovviamente ho rinnovato quello che sono e sarò nel prossimo futuro.

Mi sento piena di energie da dare, piena di gioia da spendere per me e con voi.

Ma cosa bollirà mai nel calderone della strega? Un mare di idee, di emozioni belle e di progetti ... restate collegati!

Un abbraccio a tutti e a presto

UN ADDIO CHE SUONA COME UN GRAZIE!

10 gennaio 2017

Mancano 10 giorni … continuo a ripeterlo da stamani come un disco rotto perché il dolore non lo sopporto più e non sopporto nemmeno questa spada di Damocle che mi sta sulla testa.

Tolto il dente tolto il dolore no?

Eppure questo dolore mi arriva come un pianto, sconsolato, che mi dice: “Non è giusto. Stai per uccidermi ed io non me lo merito”.

Non faccio che sognare cadaveri, donne morte, squartate, bruciate. Anche stanotte è stata l'apoteosi della follia onirica. Lo so che il mio cervello sta cercando di elaborare questa cosa, che sta cercando di elaborare questo tuo travaglio, questo tuo grido disperato.

Sai, una parte di me dice che sarà un supplizio, mentre l'altra dice che sarà una liberazione. Forse la verità sta in mezzo, forse sarà un passaggio doloroso che lascerà un vuoto enorme, ma che potrò riempire questo vuoto in tanti modi nuovi di essere donna.

In questo momento mi viene da dire “Basta” e lo dico ad alta voce perché ho sempre vissuto così i miei lutti, dicendo basta e poi andando oltre, pur sapendo che lasciavo degli strascichi infiniti dentro di me i quali si placavano solo quando mi decidevo ad elaborare quel dolore come si deve. Perciò nella mia testa continua a ribattere quella frase secca: “Adesso basta!” ma, credimi, non è perché me ne frego di te, ma perché devo smetterla di piangere, perché voglio iniziare a stare bene e ad immaginare, desiderare e realizzare qualcosa di nuovo anche in onore tuo.

Ecco! Questo mi sembra importante. Che tutto quello che avverrà sarà per celebrare la tua assenza, per rendere onore a tutti quei figli senza volto né corpo che però vivranno grazie a te e a me.

Sei stato un vero guerriero ed hai lottato come un gigante. Non avrei potuto avere un amico nato malato più forte di te. Sono poche le donne che possono dire questo del loro utero, ma io questo di te lo posso dire. Lo strazio ed il dolore vero che non mollava mai noi lo conosciamo. Il dispiacere dei sogni che si infrangevano noi lo abbiamo vissuto. Gli altri diranno che sono solo sciocchezze, ma noi sappiamo di cosa stiamo parlando ed è proprio per questo, per liberare sia me che te da questo dolore che dobbiamo farla finita.

Io non voglio che tu soffra più ed io merito di gioire. Dici che ci saranno altre sofferenze? Può darsi! Le affronterò di volta in volta. Ma questa rinascita parte da qui, parte da questo tuo sacrificio che non sarà inutile, te lo prometto.

Certo che siamo una cosa sola caro amico mio, ma cerca di capire che io non faccio questo contro di te ma per me. Questo tuo dolore io lo sento, questo tuo gridare di paura lo ascolto e lo vivo con te, che sei in me e sei me. Non sono indifferente!

Ma ora lasciami andare, ti prego, lascia che io possa volare libera, nel cuore, nell'anima e nella mente, lascia che possa ridere e correre come non ho mai fatto e lascia infine che possa ridere di me e di te che sicuramente sembreremo ridicoli perfino in questo ultimo atto tragicomico della nostra vita insieme.

Ti prometto fin da ora che riempirò quel vaso vuoto di risate, tutte quelle che non abbiamo potuto fare insieme ma che arriveranno fino al cielo e fin dove il cuore di una donna nuova e comunque piena di amore può arrivare. In ogni tempo, luogo, spazio, utero e pianeta.

 

 

 

 

LO CONFESSO: HO PAURA

25 luglio 2016

C'è un modo per dirlo diversamente? No, credo di no.

Ho paura della parte di fanatismo che innegabilmente certi tipi di persone hanno e non m'importa di quale colore sia questo fanatismo, non importa a quale nazionalità o religione appartenga, mi importa che sia quello che è: ottusità ed estremismo.

Sono assolutamente consapevole del fatto che i veri invasori siamo stati noi e che quando abbiamo invaso (sto parlando in particolar modo dell'Africa) i soli scopi erano: depredarli, schiavizzarli e umiliarli.

Sono anche consapevole del fatto che questo abuso ci ha fatto comodo, ovvero, che ad un certo tipo di potere ha fatto comodo che tutta questa gente restasse nell'ignoranza il più a lungo possibile, così avremmo “mangiato” fino a strafogarci.

Non serve a nulla a questo punto dire: “Non sono stato io” o “Non è certo colpa mia” o “Stiamo parlando di tanto tempo fa” … troppo comodo signori. Chi di spada ferisce di spada perisce ed i fatti sono fatti, mentre le motivazioni sono, in linea di massima, molto diverse.

Loro ci stanno invadendo esattamente come noi abbiamo invaso l'America a suo tempo: per fame, per paura e per disperazione, non per depredarci. Poi, certo, ci sono anche i facinorosi, ma qui dovremmo aprire un capitolo a parte, perchè ci sarebbe da capire, visto che i servizi segreti sanno esattamente chi sono, come mai gli viene dato un bel lasciapassare per ammazzarci!

Quindi confesso anche di immaginare i complotti, è vero. Del resto qualche domanda me la faccio e mi chiedo come mai tutte queste stragi avvengono proprio adesso che Donald Trump (a mio avviso l'ennesimo guerrafondaio), vuole andare alla presidenza … Vabbè, forse vedo troppi film di azione, ci sta!

In ogni caso questo non mi allontana dalla paura della loro mentalità, dei loro dogmi religiosi ed il mio pensiero va soprattutto alle donne, alle nostre figlie (dico nostre pur non avendone perchè sono figlie di tutti in questi frangenti), che si potrebbero ritrovare veramente male. Anche qui galoppo troppo? Mi sento di dire: per quanto riguarda questo, non più di tanto.

Che non sono tutti cattivi lo sappiamo, ce lo possiamo immaginare, ma cosa farebbero per cambiare le cose? Del resto perfino i nostri uomini più buoni, quelli che ancora conoscono il significato della parola: gentilezza, rispetto e dialogo, cosa fanno di concreto per migliorare la condizione femminile? Niente! E non c'è qualche pazzo furioso che li stimola a considerare la donna un essere vergognoso, una proprietà maschile e una fattrice.

Loro invece vengono stimolati ancora da questo, basti dire che ammazzano pensando di avere 100 VERGINI in cielo ad attenderli. Donne vergini. Mai usate insomma … e 100 mica 10 ... su queste parole non posso che fare un sospirone e dire: ancora a questo siamo! Alla verginità … figuriamoci il resto!

Se la nostra mentalità ci sembra retrograda, e lo è in realtà, perchè loro dovrebbero cambiare? Perchè anche quelli più buoni fra essi dovrebbero opporsi al parere del loro capo spirituale/politico?

Per me ormai non ho più paura … ma ho paura per tutte le bambine di questo mondo, ed ho paura che i fanatismi, di una parte e dell'altra, non cessino mai, ho paura che, incapaci come siamo di accogliere e trovare un accordo perfino con il nostro vicino di casa, le stragi non finiranno mai.

Lo confesso … ho paura! E comunque vivo il presente cercando di coltivare nelle donne un'unione che ancora non c'è perchè siamo le sole a poterci salvare da un eventuale ritorno al medioevo …

 

LA NUOVA TORRE DI BABELE

26 marzo 2016

Avevo 17 anni quando andai a fare la ragazza alla pari in Francia, nell'estremo nord della Francia, per l'esattezza a Roubaix.

Ero entrata in contatto con questa famiglia grazie alla scuola e per molti anni rimasi legata a loro, andando come ospite e tenendo ospite la loro figlia in Italia.

Devo dire che, dopo l'impatto iniziale in cui ha giocato molto il distacco dalla mia casa e la paura di non farcela, mi sono sempre sentita in famiglia.

Durante la prima permanenza però accadde un fatto veramente spiacevole che non ho più dimenticato. Una notte non dormii per un dolore ad un molare che ovviamente avevo trascurato prima di partire, perciò il giorno dopo mi portarono dal dentista di loro fiducia per vedere cosa si poteva fare.

Questo signore uscì dalla stanza e parlò con la mia ospite ed io potei sentire distintamente alcune parole; probabilmente lui pensò che io non capissi, quando invece capii molto bene quello che stava dicendo e cioè che lui non avrebbe mai curato un'italiana mafiosa …

Per una ragazzina di 17 anni, che sapeva a malapena cosa fosse la mafia, quello che stava accadendo aveva dell'assurdo, ma poi ho avuto modo di riflettere e, pur senza condividerle, di capire le sue motivazioni.

Anzitutto sono partita col dirmi che probabilmente quella persona doveva avere avuto un trauma grave nella vita che aveva visto coinvolto un italiano, altrimenti non si poteva spiegare un odio così gratuito e inutile nei miei confronti. Poi ho fatto qualche ricerca …

Le migrazioni all'estero, soprattutto nelle Americhe, ma anche nel nord Europa, da parte degli italiani, sono state innumerevoli. Tra i 150/100 anni or sono, su barconi, barchette, treni e carrette il popolo italiano che moriva di fame, o che aveva paura delle guerre, si spostava in altri paesi del mondo in cerca di lavoro, pace e stabilità.

Tra questi non c'erano solo persone oneste … eh no! Cari signori, noi abbiamo esportato nel mondo la peggiore peste che possa esistere: la mafia, l'ndrangheta, la camorra ecc … ecc … con tutto quello che ne consegue: droga, corruzione e morte.

Magari non gli abbiamo messo solo bombe (qualche volta è accaduto anche questo) ma di morti ammazzati ne abbiamo fatti tanti e in molti modi diversi. Non lo abbiamo fatto noi, certo, e nemmeno quelle brave persone, e ce n'erano, che cercavano onestamente solo un posto di lavoro e un tetto sulla testa, ma erano italiani e questo resta.

Non parliamo poi assolutamente (anzi lo abbiamo proprio dimenticato) di quando abbiamo fatto le crociate e siamo andati ad ammazzare gente innocente in nome del nostro Dio perchè ci sembrerebbe assurdo adesso, visto che siamo un popolo evoluto … ma c'è un piccolo dettaglio e cioè che queste persone evolute non lo sono e che, sia nel nostro caso che nel loro, l'ignoranza è stata la “padrona” indiscussa di certe aberranti azioni.

È indiscutibile che gli esseri umani oggi non hanno giustizia e una vita giusta e questo avviene in ogni parte del mondo, in modi diversi, e per volontà dei potenti che ci vogliono tutti succubi di un certo tipo di sistema, in cui noi dobbiamo diventare consumatori incazzati, frustrati e diffidenti.

L'altro è il nemico, l'altro è pericoloso, l'altro mi fa del male … gli uni contro gli altri in un gioco al massacro eterno che non deve finire mai.

Io continuerò a pensare che, oltre alle persone “mentalmente disturbate” (bianche, nere, blu o verdi che siano), ai "vampiri economici" e agli “ignoranti”, ci sono anche tante brave persone che non hanno colpe, che hanno “una carie” e che chiedono solo di essere curate. Io vorrei che mi curassero, voi vorreste che i vostri figli venissero curati, noi vorremmo stare solamente in pace in questa che sta diventando indiscutibilmente la nuova Torre di Babele … Sta a noi e solo a noi fare in modo che funzioni. Rimbocchiamoci le maniche e diamoci da fare … forse per questa Pasqua c'è bisogno di una rinascita umanitaria … una rinascita indispensabile, se vogliamo sopravvivere a questa nuova guerra!

BRINDO AL VECCHIO ANNO

03 gennaio 2016

Stamattina ho strappato il vecchio calendario del 2015. Non l'ho fatto con disprezzo, né pensando che sia stato un anno da dimenticare. Ogni anno porta con sé dolori e gioie, ma non è colpa di quell'anno, non credo che esistano anni maledetti, credo piuttosto che esistano anni che richiedono prove più dure e altri che ne richiedono di più affrontabili.

In realtà mi dispiace quando le persone parlano di “anni da cancellare” perchè è come dire che non avremmo voluto esserci, che non avremmo voluto viverlo ed io credo, invece, che ogni giorno, ogni minuto, anche il più doloroso, valga la pena di essere vissuto, perchè ovviamente l'alternativa non è che mi faccia impazzire!

Strappare il calendario, per me, ha avuto il significato di “archiviare” … quello che è stato è stato, non dimentico niente perchè ho imparato molto, ma adesso devo pensare ad oggi e ad un futuro molto prossimo.

Del resto ogni anno accade che ci siano cambiamenti, dolori, abbandoni, incomprensioni, ma anche gioie, rinascite, aperture, novità, crescite …

Beh, se io ripenso in special modo agli ultimi due anni, guardandoli con distanza e anche obiettività, mi viene da dire: “Cavolo, ma come hai fatto?” Sì perchè si sono accavallate talmente tante cose (e tutte molto importanti) che mi viene proprio da chiedermi come diamine ho fatto ad arrivare in fondo a tutte!

Non capita anche a voi? Di chiedervi come avete resistito? Come avete fatto ad evitare il crollo? Come avete fatto a sopportare tutto quel dolore o quella follia? Sappiate che avete avuto qualcuno o qualcosa che vi ha sostenuti. Forse volevate raggiungere un obiettivo, forse volevate dimostrare qualcosa a voi stessi, forse lo avete fatto per amore, per amicizia, per senso del dovere, o magari anche perchè testardamente il vostro orgoglio non ha mollato, ma non siete stati soli e l'energia che avevate da qualche parte, da un angolo nascosto ed imponderabile di voi stessi, vi dava questa forza.

E siete cresciuti … Avete fatto quei cambiamenti che erano necessari al vostro bene … forse non li avete fatti tutti, forse non saranno completi, ma qualcosa lo avete fatto … nella scala della vita un gradino, o due, o di più, li avete saliti. E c'è stata anche gioia, qualche soddisfazione, qualche momento indimenticabile, bellissimo, entusiasmante, emozionante, che vi ha dato carica e che vi ha aiutato ad andare avanti. Ricordiamo sempre il peggio, mai il meglio, quando dovrebbe essere l'inverso.

Perciò strappate il 2015 senza rinnegarlo; ogni evento accaduto non dipendeva da quell'anno, ma da quello che doveva avvenire, da quello che avete scelto accadesse e da quello che hanno scelto gli altri quando voi non avete avuto il coraggio di farlo.

È la vita! È così … e gli anni passano … e finchè noi siamo qui ad alzare i calici per brindare al nuovo anno va tutto bene. Tutto va come deve andare. Ma bisognerebbe brindare anche al vecchio anno, che voleva solo insegnarci alcune cose. Le abbiamo imparate? Chi lo sa! Lui lo sa, lui sa chi ha imparato le lezioni e chi no ed ha già lasciato le annotazioni al nuovo anno, che ha il compito di portare a termine il suo lavoro per aiutarci a portare a completamento il nostro.

Ce ne accorgeremo e, se avremo questa grazia, quando arriveremo alla prossima fine d'anno pensiamo a quello che abbiamo imparato e che ci ha cambiato ed impariamo a ringraziare, invece che a maledire!

CARO BABBO NATALE ...

21 dicembre 2015

Caro Babbo Natale,

ho un vago ricordo di quando ti scrivevo la famosa letterina, con calligrafia incerta e magari anche con qualche errore di ortografia. In verità quella a cui credo di avere scritto di più è la Befana … ma con questo, sia chiaro, non è che mi fossi meno simpatico, anzi, nel mio immaginario sei sempre stato un personaggio delizioso.

Saranno passati ben più di quarant'anni dall'ultima volta, però, devo dire, che forse sono più emozionata adesso, un po' perchè mi sento trascinare indietro nel tempo e un po' perchè probabilmente mi sento un po' demente.

Ma che male c'è a tenere viva la parte bambina di noi? Quella sana intendo? Quella che ci insegna a meravigliarci e ad essere curiosi di tutto? No, non c'è niente di sbagliato in questo … e allora, ovunque tu sia, ascolta la richiesta della bambina che è dentro di me e che desidera trovare sotto l'albero dei doni speciali.

Allora … caro Babbo Natale … ti prego di regalarmi una “spia intuitiva” nuova di pacca, che mi faccia scattare l'allarme ogni volta che mi si avvicina una persona sgangherata e/o sciroccata (ho già dato abbastanza). Nell'eventualità che ti mancasse, puoi anche aggiustare quella di cui sono dotata dalla nascita, ma che deve essere andata in corto circuito o che ha qualche filo staccato.

Vorrei anche una “bussola speciale”, di quelle che servono per trovare i migliori sentieri da percorrere e che mi possono portare velocemente verso i miei obiettivi di vita. È bello stare anche in mare aperto, a volte pure senza vele (fa parte dell'avventura), però almeno un cavolo di bussola che mi faccia rendere conto di dove mi trovo e a che punto sono del tragitto qualche volta mi farebbe sentire meno disorientata.

Aggiungici un po' di coraggio, diminuisci la malinconia e arricchisci il tutto di allegria.

Donami persone che sappiano essere gentili, attente, che abbiano voglia di comunicare in maniera sana, diretta, con il cuore e la mente aperti. Persone che siano sul mio stesso cammino, con cui poter condividere gli stessi intenti e gli stessi desideri. Persone che siano gioiose, che mettano slancio ed entusiasmo nella loro vita e nelle cose che fanno, che abbiano la voglia di cambiare se stesse e il mondo intero e che vogliano vedere il bene in ogni situazione.

Caro Babbo Natale, non ci vorrebbe questo sotto ogni albero? Non è questo infine quello che dovrebbe portare questa festa? Una luce nuova e speciale che divampi come un fuoco e che porti senso di conciliazione e di serenità in ogni essere umano. È forse chiedere troppo?

Mah … io ci provo! Hai visto mai che mi ascolti? Io sono qui e cercherò di venirti incontro, coltivando dentro di me tutti questi doni. Casomai, se dovessi averli sotto gli occhi e non dovessi accorgermene, fammelo capire, dammi occhi nuovi … oh, ma senza farmi diventare cieca eh? Mi chiamo Lucia … sennò che me lo hanno messo a fare questo nome?

Grazie comunque per tutti i magnifici regali che ho ricevuto in questi anni, anche quando non ti ho scritto, anche quando ho solo pensato a quello di cui potevo avere bisogno. Non tutto è arrivato sotto l'albero, ma sono certa che quello che c'è è tutto quello che mi serve!

Un abbraccione stretto e salutami le renne … Buon lavoro!

 

NASCERE ...

11 dicembre 2015

Cosa rappresenta davvero il Natale? Ce lo siamo mai chiesti?

Questa volta non farò un percorso storico, rammentando tutte le feste pagane che onoravano in questi giorni il ritorno della “luce nel mondo”, perchè di questa storia ne abbiamo parlato fin troppe volte.

Questa volta parlerò del parto, di quell'evento straordinario che porta vita alla vita, che porta un essere umano nuovo e unico in questo mondo.

Il parto non è qualcosa che conosce solo la donna gravida, ma è un passaggio stretto e angusto da cui si deve passare per essere nuovi.

Ognuno di noi può partorire se stesso ogni volta che lo desidera, ogni volta che ritiene sia arrivato il momento di far nascere la sua reale essenza, ogni volta che si è spinti dalla stessa vita a farlo, perchè non si può rimanere in un guscio protettivo per sempre.

La verità è che si può morire e nascere tante volte proprio mentre stiamo vivendo, perchè il nostro compito non è solo quello di muoverci, mangiare, dormire o respirare, ma di rendere straordinaria la nostra esistenza.

L'importante è che non si sprechi nessuno dei talenti che si è avuto in dono. L'essenziale è che, attraverso questi doni, si porti qualcosa di bello nella nostra vita e in quella degli altri.

Fino ad un po' di tempo fa, come molti, credevo che si dovesse realmente fare qualcosa di incredibile per lasciare un segno, per sentirsi utili. Adesso ho capito che per rendere eccezionale la propria vita basta viverla, nell'essenza, nel midollo, ad occhi aperti e pronti a tutto.

Posso anche decidere di essere nulla, di passare inosservato, di essere invisibile, ma solo se questo mi permette di vedere tutto, diventare consapevole, cercare, trovare e agire con tutta la forza possibile per raggiungere una mèta, o anche più di una, o anche mille, se è quello che voglio, se è quello che serve, se è questo il mio compito.

Nessuno di noi è nato per diventare schiavo di qualcun altro, di un sistema, di una famiglia, di una società, di una religione, di un partito oppure del proprio ego, delle proprie paure, delle proprie regole o pretese. Ognuno di noi è nato per togliersi da dosso tutte quelle zavorre che gli impediscono di essere libero, è nato per volare ad ali spiegate.

Ci sono ostacoli da superare e muri da abbattere che però vengono da molto lontano … dai nostri avi e da altri tempi che comunque ci appartengono, ma è quello il compito, sta lì il desiderio di evolvere del nostro spirito.

Per questo posso partorire e partorire ancora, un Io sempre migliore, sempre più vero, sempre più leggero.

Ripenso alle promesse che mi sono fatta quest'ultima primavera, alle richieste che ho fatto al Cielo e alla Terra e, come sempre, so di essere stata ascoltata, perchè quanto più dolore provo adesso, in questo parto, tanto più mi rendo conto che sono io a trattenere, a fare resistenza, perchè temo quello che può uscire fuori. Qual è la madre che non ha paura di partorire un bimbo deforme? Tutte ci pensano quando sono in attesa e, qualche volta, entrano in ansia, perchè paventando che possa accadere.

Lo stesso succede quando noi dobbiamo lasciarci andare, quando dobbiamo permettere che questa parte di noi esca fuori e che, con coraggio, emetta il suo primo grido di speranza. Che sia Quasimodo o Apollo, non ha importanza. Qualsiasi sia il mio aspetto, porterà in sé una parte di luce e una di ombra che dovrò accogliere e accettare.

Vivere una vita qualunque significa non accorgersi di niente, non vedere niente, fare quello che fanno tutti per essere accettabili, essere quello che ti viene imposto sottilmente o prepotentemente per paura, restare nei binari precostituiti per non rischiare di deragliare … significa fare finta di essere felici, o fare finta di vivere.

Partorire se stessi, ogni volta, è molto doloroso, ma è l'unico modo che esiste per far ritornare la luce nel mondo … un'energia nuova, un nuovo amore, una scintilla di speranza in un mondo che sembra essere posseduto da tanti zombie!

Buon Natale a tutti … e che ognuno di noi possa partorire un essere straordinario.

 

L'AVVENTURA ...

01 dicembre 2015

Stamani mi sento come la bambina di tantissimi anni fa che, con la sua cartella sulle spalle, se ne andava a vivere il suo primo giorno di scuola. Bellissima quella sensazione di entusiasmo, di curiosità, di novità che ancora ricordo. Buonissimo l'odore dei libri intonsi, dei fogli di quaderno ancora da rinnovare, dei lapis e delle gomme da cancellare che sapevano di chewingum e che ti veniva voglia di mordere! Ancora di più del piccolo esploratore, armato di bussola e piccoli attrezzi per la sopravvivenza, che ho provato facendo la coccinella nei boy scout, sento che in questo momento voglio essere la piccola allieva che deve riempire pagine, che vuole immergersi nello straordinario mondo del sapere.Ho bisogno di sapere ... sapere chi sono io, di rimettere insieme tutte le parti di me che sono sparse un po' ovunque nella mia storia di persona e di donna. E già la parola "donna" mi spaventa, perchè la mia immagine è quella di un guerriero ... un'immagine che è difficile scollarsi da dosso.E' l'immagine che tutti hanno voluto vedere, è l'immagine con cui anch'io ho familiarizzato, che infine mi ha dato l'illusione di proteggermi, ma che ha zittito con violenza le mie parti "morbide", "accoglienti" e femminili.Parto per questo viaggio come Alice nel Paese delle Meraviglie, come Wandy che vola verso l'Isola che non c'è ... non c'è un principe azzurro, non c'è la fata salvatrice, ci sono solo io, i miei nuovi compagni di viaggio e la mia cartella ... dove inserire le esperienze di viaggio ed i pezzi del mio puzzle! E' una bella sensazione quella che mi accompagna e non vedo l'ora di incontrare il Bianconiglio e Trilly ... il mondo di favola che dentro di me ho dimenticato ma che so esistere.

LA STORIA TRISTEMENTE SI RIPETE ...

15 NOVEMBRE 2015

Venerdì 13 ottobre 1307 Papa Clemente V d'accordo con l'allora re di Francia Filippo il bello, catturò in una notte degna di un blitz moderno, 546 cavalieri templari, accusati di sodomia ed adorazione del diavolo. In realtà quello che interessava era di privarli dei loro beni e del potere temporale, molto forte, che avevano.

Da lì nasce la maledizione del venerdì 13 e questo venerdì 13 novembre 2015 si è ripetuto stranamente uno schema, che ci ha fatto ripiombare indietro nel tempo, ricordandoci che, tristemente, siamo ancora nel medioevo.

Credo onestamente che la religione non c'entri niente! Come sempre il baluardo del “Lo faccio per il mio Dio” è una bella scusante, ma agli occhi delle persone più accorte questa affermazione dovrebbe apparire fasulla.

Al di là della blasfemia che suscita in me, visto che io credo in un Dio di amore infinito che non farebbe mai del male ai suoi figli, ci sono degli inganni palesi che dovrebbero invitarci tutti alla riflessione.

In primo luogo l'errore più clamoroso che è stato commesso riguarda l'avere umanizzato Dio, di averlo reso com'è l'uomo, ovvero vendicativo, giudice, ottuso e aggressivo. Questo è accaduto perchè ci hanno ripetuto all'infinito che noi non saremo mai stati degni di Lui, che Lui è là e che noi siamo qua: eternamente divisi. Questo ci ha impedito di divinizzare l'uomo, cioè di innalzare il nostro cuore e le nostre potenzialità, di alimentare la scintilla divina che è in noi.

In secondo luogo siamo rimasti indifferenti ai bisogni dell'umanità intera, diversi a seconda dei popoli, ma non per questo poco importanti. L'occidente, il luogo del falso benessere, in realtà è pieno di persone ossessionate da cose inutili: la bellezza, la forma, la fama, l'avere, il possedere. L'oriente e il sud del mondo, invece sono luoghi di povertà e di fame, dove la gente vive da sempre in un'ignoranza in cui ci ha fatto comodo restassero ed è massacrato adesso dall'odio nei nostri confronti, predatori delle loro ricchezze, e anche dalla voglia di potere, di rivalsa e di dominio.

In terzo luogo ci sono delle forze superiori al nostro controllo, che le guerre le vogliono, perchè sono alla base del nostro benessere economico e non ci sono storie … se loro le decidono vengono fatte! Le armi vanno vendute ed invece di impiegare certe forze per salvare l'umanità da tutto questo malessere, viene incentivata la Torre di Babele, in cui gli uomini non si capiscono più.

Non è più il tempo del “rimandiamoli a casa loro” … la frittata ormai è fatta e la considero una frittata perchè l'essere umano non è ancora pronto per questa fusione. Che la cosa la si guardi da una parte o dall'altra non ha importanza: siamo ancora con la testa dentro il medioevo e lo straniero resta sempre pericoloso. Di quale accoglienza parliamo se non siamo capaci nemmeno di accogliere noi stessi, il vicino di casa, l'amico, il fratello solo perchè forse ci ha portato via qualcosa? Solo perchè ha fatto o non ha fatto qualcosa? Di cosa parliamo se non siamo nemmeno in grado di coltivare pace in noi stessi?

Nessuna politica salverà il mondo da questo orrore o da altri, nessuna religione ci salverà, nemmeno se preghiamo notte e giorno. Solo una nuova coscienza umana, solo un “uomo nuovo” potrà farlo … un uomo che ha voglia di divinizzare se stesso, cioè di coltivare in se amore, armonia, gioia, equilibrio e soddisfazione.

IL TRITTICO DELLA FOLLIA ...

11 NOVEMBRE 2015

Il mondo dei pensieri e delle emozioni cambia a seconda del tipo di personalità. Ci sono infatti tre fondamentali categorie di individui che cambiano il loro modo di vivere a seconda di “dove” si trovano.

Abbiamo sostanzialmente: chi vive nei fondali marini, chi vive nelle fitte foreste pluviali e chi vive sulle mongolfiere.

Il “sub” è quella persona che vive immersa nelle emozioni. Come saprete nei fondali marini si trovano delle meraviglie di ineguagliabile bellezza … pesci pagliaccio, coralli di tutti i colori, flora verdeggiante che si muove con fare sinuoso. Ma cosa accade se io sprofondo ancora più giù? Succede che entro nelle acque scure, entro nel buio più totale, il freddo mi entra nelle ossa e perdo completamente l'orientamento. Quando viviamo troppo nella profondità delle emozioni accade questo, che perdiamo completamente la nostra capacità di controllo e che la nostra mente, presto o tardi, ci farà impazzire … sempre se non finiamo prima sbranati da qualche squalo!

Chi vive nelle fitte foreste pluviali invece è vittima della “scimmia” che vive esclusivamente nella testa. È quella che salta da un ramo all'altro, da un albero all'altro e il soggetto cammina con il machete in mano per liberarsi dei grovigli verdeggianti in cui rimane intrecciato. Vive in uno stato di illusione continuo perchè crede che “la foresta”, ovvero i suoi pensieri, siano la realtà e quindi, presto o tardi, anche lui, rischierà di impazzire … sempre se non muore prima stritolato da qualche boa o punto da qualche scorpione!

Chi vive sulla mongolfiera vede un panorama straordinario! Il mondo visto dall'alto è incredibile e tutto sembra più piccolo, più ridimensionato. È il mondo dell'eterna fantasia, di chi se la racconta, di chi non ha nessun contatto con la realtà della propria vita e tutto va bene finchè il gas non finisce o finchè qualcuno non spara sul pallone.

Indiscutibilmente il sub può diventare anche l'avventuriero della foresta, anzi … direi che è inevitabile, perchè emozioni distorte generano pensieri distorti e viceversa. Brutta storia è se il pilota casca nella foresta, perchè ritrovarsi di punto in bianco intrappolato tra le liane dei pensieri è un bello shock!

Per non parlare del sub che sale sulla mongolfiera … figuriamoci se ce la fa a stare nella leggerezza dell'aria. È molto probabile che, da qualsiasi altezza si trovi, si tuffi nel mare per poter ritrovare la profondità di se stesso.

Ma qual è allora il miglior modo di vivere le foreste, i mari e i cieli del nostro Io?

Viverli e basta, ma come turisti! Se capita che mi trovi nella foresta, mi organizzerò con tutto l'armamentario possibile per proteggermi dagli animali feroci e per non cadere nelle sabbie mobili. Scatto qualche foto alla scimmia, non mi confondo con lei e soprattutto non costruisco la casetta sull'albero altrimenti rischio di diventare il Tarzan delle seghe mentali.

Se amo il mare resterò dove l'acqua non è troppo profonda, eviterò i punti di risucchio e quelli dove nuotano animali pericolosi e ogni tanto, magari, risalgo in superficie per prendere una boccata d'aria. I delfini insegnano che si può stare in acqua ma con soddisfazione e intelligenza.

Se sono una persona che ama stare in alta quota, dove l'aria è frizzante e gli uccelli mi sfrecciano accanto, ogni tanto scenderò per farmi un giro anche sulle colline o sulle spiagge. Magari mi accorgo che una passeggiata sulla nuda terra è rigenerante, energizzante e che dall'alto posso anche avere una bella visuale ed il quadro completo della situazione, ma solo se guardo verso il basso, verso il mio mondo e non stando sempre con il naso per aria.

L'equilibrio di ogni cosa sta nella natura ma non nella natura umana e noi abbiamo ancora tanto da imparare …

Ahimè ci piace tanto stare nella nostra “Matrix” dove la realtà è fuori dalla nostra portata e tutto è un'illusione. Fa molto “conformista”, ma è la morte della nostra anima … perfino della nostra esistenza!

Buon viaggio a tutti … io sto cercando di mollare la muta da qualche parte, ho portato la mongolfiera a terra ed ho ingabbiato la scimmia … Ho decisamente voglia di prendermi un po' di sole sulla spiaggia e di dar fuoco a qualche arbusto secco! Sarebbe ora …

UN DRAGO IN NOI ...

02 NOVEMBRE 2015

Si fa sempre un gran parlare di questo “Ego”, ma chi è? Perchè ci può rovinare la vita? Come fa a tenerci sotto scacco? E soprattutto, come lo si può riconoscere?

L'Ego è sicuramente quella parte di noi che va in cerca di complimenti e gratificazioni, ama fare la morale al prossimo, ha molta difficoltà ad accettare le critiche, può sminuire gli altri per elevare se stesso o può elevarli per convincersi di essere un buono a nulla, ci fa sentire inferiori se fanno dei complimenti a qualcun altro, vuole riconoscenza per l'aiuto offerto, è il perfezionista, resiste a qualsiasi cambiamento, vuole avere ragione a tutti i costi, ricerca il potere e non vuole le cose semplici!

Immagino che molti di voi ci vedranno un elenco infinito di “altri”, ma sono spiacente di dirvi che dentro ci siete anche voi. Ci siamo tutti dentro (chi più chi meno) a quella lunga lista di manie dell'Ego.

Perchè ci rovina la vita? Perchè ci fa vedere tutto in maniera distorta, dalla prospettiva sbagliata e nel modo peggiore. Quello che vuole maggiormente l'Ego è avere ragione, il che non si riduce al semplice desiderio di avere plauso rispetto ad un argomento/questione/fatto, ma nel poter evitare, con ogni mezzo e con l'inganno, di modificare tutti i nostri atteggiamenti/credenze/reazioni che ci creano un evidente malessere e che rovinano la nostra vita sociale.

Per l'Ego non avere ragione significa letteralmente “morire” e fa di tutto perchè questo non avvenga!

Eppure c'è un solo modo perchè noi si possa “rinascere”: fare in modo che lui muoia. Lui, che pretende da noi sempre di più e di meglio, lui che ad ogni paura fa scattare tutta una serie di comportamenti sbagliati, lui che ha bisogno di consensi e che per averli è disposto a circondarsi di persone insidiose, lui che per confermare a noi che non valiamo niente va in cerca di personaggi ipercritici e ottusi.

Non so com'è il vostro, ma il mio “drago” (ogni Ego lo è) è un bello scassa marroni! La cosa più buffa che potrete notare è che spesso entra in contraddizione e che nonostante questo resta convinto di quello che dice.

Conversare con il proprio Ego non è da folli, anzi, è istruttivo ed è come assistere ad una commedia dell'assurdo!

Il mio l'ho chiamato Magò, come la perfida maga della Spada nella roccia, non solo perchè è distruttivo, ma perchè mi ha condizionata con la sua rabbia.

Magò vive chiusa nella sua casetta, oscurando i “benefici, salubri raggi solari” che odia con tutta se stessa e coltivando la sua assurda misantropia. È lì che, senza darmi tregua, mi dice che non faccio niente di buono, che non sono niente di speciale, che la mia vita è inutile e che sono brava solo a rovinare relazioni e rapporti. Ovviamente quando fa così, come per magia, arriva in me un senso di resa, di stanchezza infinita, che mi fa venire voglia di mollare tutto e di partire per lidi sconosciuti. Questo accade perchè sollecita in me tutte le emozioni negative che possono esistere: dalla disistima al senso di colpa, dalla vergogna alla paura dell'abbandono, dal senso di inadeguatezza al disprezzo di sé.

Magò, nel mio caso, non è contro Merlino, perchè io non sono il Grande Mago, ma è contro Morgana, altro genere di fata, con una storia di magie che niente hanno a che fare con la distruttività. Morgana è giusta e consapevole di ciò che è (debolezze comprese) e, nonostante la storia ci narri di una figura completamente diversa (la cattiva non è lei), è una persona con delle doti particolari e con la determinazione di un'imperatrice.

Questo è il mio quadretto! Ma il vostro qual è? Perchè è importante farsene uno? Perchè se vedete il quadro, se vedete la scenetta, se siete capaci di dare un posto e un nome a ciò che accade dentro di voi, guardandolo da fuori, allora potrete andare in salvo!

Distacco e dialogo in se stessi, con le parti distruttive che ci sono dentro di noi, genera consapevolezza e questa consapevolezza, lentamente, genera serenità!

Invece di avere ragione rispetto al vostro Ego, dategliela, ma sapendo nel profondo di voi che ha torto e torto marcio, e che non vi terrà più sotto scacco perchè lo avete “visto” e questa è già una vittoria.

Quando nei giorni scorsi è riapparso con la solita tiritera gli ho detto: “Sì, va bene, è vero: io non valgo niente e non sono niente … e non hai idea di quanto questo sia meraviglioso, perchè non avrai più niente da pretendere da me ed io sarò in grado di costruire! Adesso sono veramente libera. Ora puoi anche toglierti da tre passi … il tuo giochetto è finito!”

Sempre più piccola diventerà Magò, sempre più grande diventerà Morgana … Una maga e una fata a confronto … e che la lotta di magia abbia inizio!

 

NEL MONDO CHE VORREI

29 OTTOBRE 2015

Nel mondo che vorrei …

le persone comunicherebbero con semplicità, verità e guardandosi negli occhi.

Nel mondo che vorrei …

ci sarebbe maggiore comprensione e gentilezza, in assenza di giudizio e di aggressività.

Nel mondo che vorrei …

le persone non si specchierebbero negli altri, addossando loro problemi e difficoltà che si generano in realtà nella propria vita.

Nel mondo che vorrei …

si ragionerebbe col cuore e si esprimerebbero i sentimenti senza paura.

Nel mondo che vorrei …

si uscirebbe fuori dal seminato, si abbandonerebbero le abitudini malsane, il bisogno di conformismo e di accettazione e si coltiverebbe la vita anziché la morte quotidiana.

Nel mondo che vorrei …

non ci sarebbero macchinazioni, né maldicenze, perchè il male genera solo male.

Nel mondo che vorrei …

si accetterebbero le debolezze degli altri, i loro impedimenti e le loro paure, consapevoli del fatto che ne abbiamo anche noi.

Nel mondo che vorrei …

le persone dovrebbero e potrebbero esprimere il loro talenti, le loro capacità, per metterle a servizio dell'umanità e di se stessi.

Nel mondo che vorrei …

ci sarebbe il sano egoismo, che ha uno scopo, e non si pretenderebbe che fossero gli altri a farci felici, perchè quel compito è solo nostro.

Nel mondo che vorrei ... 

si riderebbe di più e si piangerebbe di meno.

Nel mondo che vorrei …

nessuno morirebbe di fame, di sete, di noia, di dolore, di disperazione, di solitudine, perchè tutti sarebbero in contatto e capiremmo che quello che capita agli altri è qualcosa che capita anche a noi.

Nel mondo che vorrei …

le persone non si limiterebbero a lamentarsi, ma farebbero qualcosa di vero per cambiare la propria vita.

Nel mondo che vorrei …

non ci sarebbero differenze di genere, guerre di genere, orrori di genere, perchè avremmo compreso di essere tutti esseri umani con tante ricchezze.

Nel mondo che vorrei …

ognuno potrebbe essere libero di esprimere se stesso per com'è con la consapevolezza di essere amato lo stesso.

Nel mondo che vorrei …

la pace prenderebbe il sopravvento ed annienterebbe ogni penoso senso di supremazia, di orgoglio, di follia religiosa, politica o economica.

Nel mondo che vorrei …

Madre Terra verrebbe amata, rispettata e coltivata con amore, perchè è lei che ci nutre e che ci custodisce.

Nel mondo che vorrei …

le persone si chiederebbero se ogni nostro gesto, ogni nostra parola, ogni nostro sguardo può fare del male all'altro, perchè l'indifferenza è il contrario dell'amore che tutti vorremmo.

Nel mondo che vorrei …

ci sarebbe più attenzione, verso se stessi e verso l'altro, si vivrebbero le emozioni senza confusione, si dialogherebbe di più, si vorrebbe capire da dove viene tutta questa rabbia, frustrazione, invidia, rancore … si lavorerebbe di più su se stessi per cambiare il mondo nel mondo che tutti vorremmo, ma che nessuno muove un dito per creare.

È un sogno … è una speranza … la fede in qualcosa che non vedo ma che sento esistere. È la voglia di credere che un mondo così possa nascere e che non ci vorrebbe tanto per crearlo, se solo tutti lo volessimo.

Esiste una fonte in ognuno di noi, la fonte della saggezza eterna che ci parla, anche quando noi non la ascoltiamo. Apriamo l'orecchio interiore a queste parole, che sono le uniche che portano luce vera, pace e serenità nella nostra vita e nella vita degli altri.

PER TE CHE NON SEI MA VIVI ...

21 ottobre 2015

Non ho mai scritto due righe per te, per te che non sei stato, ma se non lo faccio adesso credo che mi imploderà qualcosa dentro.

Sono arrivata a vergognarmi del mio dolore, di me, di te, per non sentire la pietà, le frasi di circostanza o l'indifferenza. Ho iniziato a dirmi che nessuno avrebbe mai capito e così ti ho chiuso dentro uno scrigno e sopra ho messo una lapide e poi ci ho buttato sopra la terra, tanta terra, nell'illusione che tutto passasse. Eppure non c'è stato giorno in cui abbia mancato di pensarti, di immaginarti, di costruirti nei miei pensieri.

Avrei voluto che avessi il corpo di tuo padre, le sue bellissime mani, il mio sorriso, il mio sguardo e anche la mia testa dura. Maschio o femmina che fossi, ho immaginato perfino le lotte, cosa avresti pensato di me, o quanto mi avresti odiata in certi momenti. Nessuno sconto! Nessuna favola … solo vita comune.

Ogni anno ho fatto il conto dell'età che avresti avuto … adesso ne avresti avuti 15 … praticamente un giovanotto, o una signorina …

Mi viene da chiederti perdono oggi, perchè non sono stata abbastanza forte in quel momento … tu sai quanto mi sia sentita sola, abbandonata a me stessa, e allora ho perso il coraggio. Ma se fossi stata meno ansiosa, se non avessi avuto tutta quella paura, probabilmente sarebbe andato tutto bene … invece le spire della mia inquietudine ti devono aver tolto il respiro ed il tuo cuore ha cessato di battere.

Ho provato tanti sentimenti, in tutti questi anni … mi sono sentita smarrita, castrata, amputata, come donna e come persona, ed ho portato in giro questo dolore dentro di me, col sorriso sulle labbra, come una gestante che non partorisce mai.

Niente ti ha sostituito, niente ha lenito quel dolore ma, per non sentirlo, in quel rimbombante silenzio, ho fabbricato rabbia, rabbia che si alimentava da se stessa e che cresceva soprattutto ogni volta che incontravo l'ottusità delle persone che avevano sempre la verità in pugno e che non capivano, o non volevano capire, quanto male facesse.

Ho preso droghe … non quelle comuni, ho sempre avuto paura di quella roba, ma altri tipi di droghe, che comunque ti occupano la testa e ti aiutano a far passare i giorni ed il tempo.

Di male me ne sono fatta tanto, eppure le punizioni sembrava che non bastassero mai. Quando non c'erano me le andavo a cercare …

E più cercavo di riempire e più mi svuotavo, più ci buttavo roba dentro e più si disperdeva. Ho ingannato me stessa circondandomi di confusione e coltivandola dentro me, perchè quel vuoto non si colmava mai e gridava nel mio cuore vendetta.

Forse stanotte ho capito qual è la vendetta che chiedi, che io non faccia niente per riempire quel vuoto, ma che faccia qualcosa di bello in onore tuo, in nome tuo e nel tuo ricordo, un ricordo che non può avere un volto, né una voce e che eppure esiste. Solo così potrò ricucire questa ferita ... solo così potrò riempire ...

E allora ti prometto che sarà tutto diverso da oggi, perchè è giusto che tu abbia un nome, un posto, uno spazio, qualcosa che sia per te, solo per te che non esisti, ma che per me sei vivo!

 

 

DIVIDE ET IMPERA ...

24 Settembre 2015

Le persone credono che questo antico detto valga solo nella politica. Dividere una popolazione significa poter dominare, ma provocare rivalità e fomentare discordie inizia nel piccolo, nei piccoli gruppi e anche fra semplici amicizie.

Dividere le donne per esempio è un ottimo sistema che permette ad un certo tipo di maschio manipolatore di avere la meglio. Mettendo zizzania tra l'una e le altre la isola e così facendo ha la meglio su di lei.

Anche dividere due amici o due amiche è il sistema migliore per avere la totale dedizione di uno o una di loro. È un po' come dire: solo io ti voglio bene, gli altri non lo sanno fare.

Ma come fa il manipolatore a farti entrare nella trappola?

È semplice! Chi ha bisogno di dominare, di essere al centro del palcoscenico, ha anche un'importante capacità: capire le debolezze negli altri e saperle sfruttare. Poi prende informazioni, cerca di averne il più possibile, sempre e da tutti, anche dal diretto interessato, perchè si sa, più informazioni si hanno, più queste si possono distorcere ed usare per i propri scopi al momento giusto.

È importante tenere anche presente che non si deve mai fare uno sgarbo al manipolatore … se lo fai diventi la sua vittima preferita, e per lui/lei il gioco è facile, specialmente se hai creduto, in buona fede, che ti fosse veramente amico/a.

Se poi fai un errore o hai un'incomprensione con un amico/a comune, il gioco è fatto. Il manipolatore si infila come un cuneo e, una piccola martellata dopo l'altra, si insinua dove vuole entrare e “divide”!

Inizia a metterti nel dubbio che questa persona ti voglia veramente bene, ti comincia a dire che probabilmente ha avuto degli scopi in questa amicizia, che ti meriti sicuramente di meglio, che ha fatto una cosa veramente terribile … e subito dopo ti adula. Eh sì, ti porta alle stelle, perchè tu sei una persona meravigliosa, la migliore che esista al mondo, quella che fa tutto bene, che si merita di più, che ha cervello, capacità e cuore. Purtroppo non ti accorgi, in quell'enfasi, di essere sull'orlo di un baratro, perchè sì, sei in alto, ma basta un passo falso per cadere nell'abisso e non lo sai.

E il ricatto qual è? Beh, se sei suo amico/a non puoi essere amica mia e allora devi stare a delle regole. I clan esigono delle regole per poterci entrare ma soprattutto per poterci restare. Quindi o fai quello che ti dico (non in maniera esplicita sia chiaro, ma in maniera sottintesa), o rischi di essere fuori: fuori dal gruppo che ho creato, fuori dalla mia vita, fuori dalla mia ala protettiva.

È il principio del bullismo in cui cade chi è debole e ingenuo. Eppure un sospetto dovrebbe venire: perchè, se quella persona parla male di tutti, dovrebbe parlare bene di me in mia assenza? Non c'è nessun motivo che glielo impedisca. E lo farà! Perchè è così che vive punto e basta. Finchè nessuno si accorgerà di come agisce e di cosa fa per “imperare”, continuerà a farlo.

Le persone che vi vogliono bene davvero non dividono, moltiplicano, non sottraggono, aggiungono. Le persone che vi vogliono bene e che vogliono il vostro bene, che amano il principio dell'unione e della forza che ne viene fuori, vi aiutano a capire, a comunicare, a chiarire. Chi vi vuole manipolare vi vuole lì incatenati e schiavi, perchè più vi isola più sarete dipendenti.

È difficile non cadere in questo gioco perverso, ma i manipolatori esistono e bisogna stare attenti. Solo chi vi lascia liberi di essere voi stessi e di stare con chi volete, vi vuole bene davvero.

SETTEMBRE ...

02 settembre 2015

Settembre … per me il mese della “ripartenza”.

I bilanci li faccio in agosto, quando tutti sono in vacanza, perchè c'è più silenzio intorno a me e mi viene meglio.

Quest'anno non è stato semplice ascoltarsi, perchè ho dovuto “fare” … ben due traslochi … diciamo uno e mezzo via! Ma questo fare, questo buttare, spostare, riempire di cose nuove, mi ha fatto sentire tante cose sopite.

Prima di tutto una rabbia profonda, che cercavo di capire, che speravo si placasse, che si sfogasse con la stanchezza fisica. Macchè … sembrava che non ci fosse strada per calmarla!

Ogni giorno si ripresentava puntuale come un orologio svizzero. In quelle stanze avevo accumulato questo: TANTA RABBIA. Perchè? Perchè certi atteggiamenti mi erano sembrati terribili, incomprensibili, perfino disumani in certi momenti. Perchè avevo dovuto fare delle scelte dolorose ed abbandonare degli obiettivi. Ma la rabbia più grande era con me stessa, perchè avevo permesso certe cose e non avevo reagito. Mi ero giustificata ed avevo giustificato, per buonismo, per la fatica di affrontare il dolore e il dispiacere … avevo rimandato … a tempi migliori, all'occasione, che non si è presentata, al momento giusto, che non arriva mai!

Com'è tipico di me non mi sono fermata mai. Se avevo un attimo preparavo del materiale per la nuova stagione, ma nel frattempo questa voce dentro gridava, non si zittiva, anzi, urlava sempre più forte!

Ho alternato momenti di sconforto e di stanchezza profonda, a momenti di bisogno di giustizia … sono passata da momenti di disprezzo nei miei confronti, a momenti in cui maledivo. Sembrava di stare sulla giostra della fiera … alti e bassi a non finire.

Finchè non ho messo le mani ad uno scritto che riguardava le emozioni. Per l'esattezza parlava dell'indipendenza emotiva e lì mi si è aperto un mondo, mi sono arrivate le risposte che cercavo.

La domanda più importante era questa: “Da quante persone e da quante cose dipende la tua felicità?” Già … da quante? Perchè io continuavo a stare su quest'ottovolante? Perchè sentivo che quella persona mi aveva deluso, o mi aveva fatto del male gratuitamente … perchè quella cosa la volevo ma l'ho dovuta lasciare andare … perchè volevo, anzi pretendevo, comprensione e conforto proprio da chi non mi dava niente e così mi sono bloccata davanti a quelle porte chiuse in attesa … come il cane che resta sulla tomba del padrone … in attesa di qualcosa che non può rivivere, che forse non ha mai vissuto.

Da quante cose e da quante persone dipende la mia felicità? La mia serenità? La mia pace interiore? Ho fatto un rapido calcolo e poi ho sorriso. Troppe! Ed ho capito che la mia felicità, la nostra felicità NON DEVE MAI dipendere dagli altri o da quello che accade … che la nostra felicità, o serenità, o pace, deve solo provenire da noi, altrimenti è come viaggiare in un labirinto all'infinito.

La fede ha aggiunto quello che mancava. Tutto quello che è accaduto è per il mio bene supremo e, col tempo, ringrazierò per avermi allontanato tutto il male che c'era.

Riparto da qui, da questa certezza … che qualcuno veglia su di me e mi vuole bene davvero e che mi aiuta a scacciare tutto quello che non serve più.

Ogni tanto mi sentirò smarrita, come tutti … ogni tanto risentirò la rabbia, come capita … ma restano queste tre convinzioni: che solo io posso costruire la mia felicità, che non la devo far dipendere dall'esterno, che c'è qualcuno che mi guida e mi risolleva quando cado e che non sono sola, perchè ci sono le belle persone nella mia vita e da oggi in poi ce ne saranno ancora di più. È un bel pensiero per ri-partire!

STANZE "PIENAMENTE" VUOTE

24 Agosto 2015

In questi giorni non ho fatto altro che aprire cassetti, sportelli, ante e bauli per vedere cosa c'era dentro. Ho preso in mano soprammobili, spolverato ogni singolo libro che c'è in casa mia e ridato ordine a tutto.

Quando fai questo genere di lavoro trovi cose che non pensavi nemmeno esistessero e guardi con occhi diversi anche quelle che hai sempre avuto sotto gli occhi: pensi a ciò che ti è davvero “utile”, a ciò che ti fa piacere avere ancora e a cosa invece ti dà fastidio, o senti il bisogno di cambiare. Allora fai “pulizia”, ascoltando la tua pancia, perchè anche se sono cose che hanno un valore materiale, ti rendi conto che ti catapultano in momenti a cui non vuoi pensare più, che hanno bisogno di stare dove devono stare: nel passato.

Ieri sera, sdraiata sul letto, unico oggetto rimasto nella stanza insieme al tapis roulant, ho capito il senso del “lasciare andare”, almeno per quanto mi riguarda.

Tutti noi siamo pieni di “stanze” dentro di noi, stanze in cui la “roba”, quello che ci è accaduto nella vita, si è accumulato … lo abbiamo messo lì, accatastato, conservando insieme al bene ricevuto, anche tutto il male, il dolore, la rabbia, la disperazione o la paura che abbiamo provato con certe persone nei vari momenti della vita.

È tutto lì, perchè se non lo abbiamo guardato con attenzione, resta, in attesa di una spiegazione, di un senso, di una qualche consolazione …

Come si fa a vuotare le stanze interne allora? Bisogna avere la forza di guardare in faccia ogni singola cosa che ha fatto parte della nostra vita che è rimasta lì proprio perchè non abbiamo saputo darle un significato. È lì perché alle domande: “Per quale motivo è successo questo? A che scopo sono stata trattata così? Perchè mi ha detto questo?” … non c'è stata risposta.

E allora ho capito che per vuotare le stanze c'è bisogno di EX PREMERE, premere fuori, esprimersi! Poter dire a qualcuno che ti è accaduto qualcosa a cui non sai dare una spiegazione, che forse questa spiegazione non c'è, o non riesci a capirla adesso, ma l'importante è solo questo: avere la possibilità di raccontare come ti sei sentito, quello che hai provato, quali corde ti ha spezzato. Non per parlare dell'altro, ma per parlare di te, perchè nel parlare già ti si presentano delle risposte, delle soluzioni, perchè quelle parole che volano nell'aria sono come un palloncino che se ne va nel cielo.

Trovare qualcuno che ascolta in silenzio è tanto difficile, per me poi, visto il lavoro che faccio, quasi impossibile. Ma la soluzione è questa: trovare qualcuno che ti ascolti con attenzione, qualcuno che non ti interrompa, che non ti voglia offrire soluzioni, ma che semplicemente “senta” quello che hai bisogno di dire, quello di cui hai bisogno di liberarti.

Solo allora le stanze avranno un senso, solo allora si svuoterà per lasciare posto al nuovo, o anche al nulla, perchè quel “nulla” non ti farà più paura … sarà uno spazio in cui costruire, in cui muoverti, in cui stare in silenzio.

Gridate quello che avete dentro, scrivetelo se siete circondati da sordi, o trovate qualcuno che sia disposto ad ascoltare davvero, senza giudizio, senza risposte, senza soluzioni … Forse alcune cose ritorneranno ma solo perchè vogliono trovare un posto e un senso. Lasciate che sia così … piano piano saprete capire cosa va buttato via e cosa va tenuto per vivere in stanze “pienamente vuote”!

 

LE PAROLE ...

Dal libro “Monte Cinque” di Paolo Coelo: “Fra tutte le armi di distruzione che l'uomo era stato capace di inventare, la più terribile e la più potente era la parola. La parola riusciva a distruggere senza lasciare traccia.”

Le parole … Dio quanto le amo! Per me hanno un'importanza enorme, le sento dentro, a volte come pugnalate, a volte come carezze. Le persone non sanno il valore delle parole, di quelle dette, di quelle non dette e di quelle mormorate alle spalle.

Il caos delle parole impera perchè impera l'ignoranza e così, questi strumenti preziosi vengono usati a sproposito, senza dargli senso: per accusare, per giudicare, per criticare, per umiliare, per dominare, per deridere …

Sussurrate, urlate, affettuose, terribili … le parole ci nutrono o ci uccidono, dentro, nella parte più profonda di noi e seminano … paure, credenze, rabbia, oppure entusiasmo, fiducia, gioia.

Ci sono parole che leggiamo in un'espressione del volto, parole che sono abbracci nascosti negli sguardi, parole che sono nel disprezzo di un gesto e parole fredde e piene di sdegno, oppure accoglienti e curative, che stanno nel silenzio. Le riconosci … le puoi ascoltare con l'anima e non cambia niente se chi hai davanti poi usa altre parole per convincerti del contrario, perchè la tua anima le ha registrate e non le dimentica più. Potrai perdonare certe parole, potrai anche riderci su un giorno, ma non potrai mai dimenticarle, faranno sempre parte del tuo bagaglio personale.

C'è bisogno di parole amorevoli, rispettose, sorridenti, ospitali, ma c'è anche bisogno di parole decise che fanno scegliere, di parole che spezzino legami malati, che ci allontanino dalle ipocrisie, che ci portino verso la luce e verso la nostra via.

C'è bisogno di ascoltare le parole che vengono dagli altri con attenzione, come se fossero cristalli fragili, di udire le parole che ci vengono da altri mondi e che sorgono dentro di noi come il sole, di dar valore alle parole che arrivano dal cuore e non dalla mente.

C'è bisogno di meno parole ma scelte con attenzione.

Perciò, in un mondo che ha orecchi tappati e bocche che straripano, siate quelli che praticano il rispetto che è dovuto ad ogni essere umano usando le parole con riguardo.

VOLEVO UNA VITA NORMALE

Quando ero una ragazzina immaginavo per il mio futuro una vita “normale” e già il termine è pericoloso per conto suo!

Sognavo di avere una bella famiglia, dei figli, un cane, un gatto e una bella casa dove vivere. All'epoca facevo parte di una comunità cattolica, per cui sognavo che il mio fidanzato sarebbe stato cattolico praticante come me e che con me avrebbe condiviso questo credo …

Beh! Le cose non sono andate così, anzitutto perchè io mi sentivo troppo “indegna” per poterle avere … rileggendo i diari che tenevo allora ho ritrovato una sequela di questi pensieri: “Non sono degna di essere amata perchè sono una peccatrice”, “Nessuno può volermi bene perchè sono cattiva”, “Non posso pretendere niente perchè sono niente”, a cui si aggiungevano continui: “Perdonami”, “Mea culpa”, “Abbi pietà di me o Signore”!

Ho orrore a rileggere quelle righe. Che poteva avere mai fatto quella ragazzina di 13/14 anni di così terribile per pensare di non meritare l'amore ed una vita felice? Niente! Anzi, oso dire che a quell'età era già parecchio in credito e non in debito …

Ci ho messo tanto tempo a distaccarmi da quello che “gli altri volevano per me”, a cercare quello che “volevo io” e devo dire che ancora non è finita, perchè in quei meccanismi, in cui la voce interiore grida: “Vi prego amatemi, io non sono capace di farlo, per cui farò tutto quello che posso perchè questo accada”, ci casco ancora.

Non sono più cattolica. Ho preferito una ricerca spirituale continua, che coltivo con amore perchè credo che la sete di questa ricerca nell'essere umano dovrebbe essere personale e non indotta da nessuno e, soprattutto, che non dovrebbe essere vincolata a dogmi e divieti.

Non ho avuto figli. Troppo tardi ho capito che ero stata troppo “contro”, contro mia madre, contro il mio essere donna, femmina, accoglienza e quando ho capito purtroppo non era più il tempo. Questo dispiacere mi ha fatto fare molti su e giù nella vita, fino ad oggi, ma posso dire che ogni giorno cerco di trasformare questa energia in qualcosa per gli altri … o almeno ci provo!

Nelle mie relazioni sono stata un disastro, fin da giovane di cazzate ne ho fatte tante. Il mio passato mi ha perseguitato anche nei rapporti di coppia: volevo riscattare la mia infanzia, che ho vissuto in maniera infelice, e quindi volevo creare qualcosa di straordinario. Troppo giudizio sui miei genitori, troppa ansia e troppo rancore … Con questi ingredienti si va da poche parti. Fortunatamente oggi ho accanto qualcuno che mi ama davvero, nonostante la mia smania continua … Intendiamoci, anche lui ha i suoi difetti (anche se non li ammetterà mai) però è davvero una gran persona.

Non ho un lavoro classico … è complicato spiegare quello che faccio. Oltretutto non è un lavoro che fornisce delle sicurezze, ma tanto a me che cambia? Mai avuto certezze nella mia vita! Detto questo, è un lavoro che mi fa felice, soprattutto quando riesco nel mio intento che è: aiutare gli altri ad essere più sereni ed in equilibrio con se stessi, a stare meglio, sia fisicamente che animicamente. Aiutarli ad amarsi, come forse nemmeno io sono riuscita a fare, e se arrivano a questo obiettivo non sono gelosa … vuol dire solo che ho fatto bene quello che dovevo fare. Il mio lavoro è una ricerca continua … spazia dalla mente, al cuore, dall'anima alle emozioni … sta in quello spazio infinito che è l'essere umano ed è una cosa incredibile quello che si scopre e non si finisce mai …

Pertanto, tutto considerato, non ho una vita “normale”, non ho la vita che sognavo da ragazzina, anzi, probabilmente è tutto l'opposto, però mi ritengo fortunata … ho tante altre cose che non stanno in quella che viene considerata dalla comunità “la normalità” … La normalità può essere assai pericolosa, perchè ci rende tutti uguali, tutti con gli stessi pensieri e con gli stessi meccanismi … tutti, tanti, burattini.

Il diverso non è pericoloso … il diverso è opportunità, è ricchezza, è crescita … essere diversi è essere curiosi, stimolare continuamente la propria vita e camminare, camminare, camminare verso una luce che ti sembra di non raggiungere mai …

Non abbiate paura della vostra diversità, ma anzi, coltivatela con amore, perchè è il patrimonio più grande che avete: è la vostra creatività!

Buona diversità a tutti!

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Lucia Padovani - indirizzo email: luciapadovani@live.it

Telefono: 333.7059122

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